La NonnaG e l'Arch sono persone molto speciali. Diversi tra loro e speciali ognuno a suo modo.
Il loro essere speciali si esplica in tante cose che fanno e che non fanno. Una di queste cose è il loro approccio al cambio dell'ora.
Non c'è stata una volta in cui hanno mosso le lancette nella giusta direzione, nè a ottobre nè e marzo.
Mai una volta.
Ma la cosa più speciale è che questo fatto di sbagliare sempre e di ritrovarsi quindi con un fuso di due ore diverso dal resto d'Italia non li ha mai convinti a confrontarsi con una fonte autorevole (televisione, televideo, radio, internet) perché ogni volta sono convinti di essere nel giusto, senza il minimo dubbio.
Sabato sera H e M hanno accompagnato i nani dai nonni a dormire. Quando sono andati via, sulla porta M ha salutato l'Arch:
"Ciao ci vediamo domani, stanotte cambia l'ora, non vi sbagliate!"
"Non ti preoccupare ho già calcolato.."
"Ok bene, buonanotte"
"Buonanotte".
Domenica mattina H e M hanno approfittato dell'assenza dei nani per andare al mercato di PP, hanno fatto un giro, si sono fermati alla biscotteria più buona del mondo a comprare i biscotti, al forno a comprare il pane caldo e sono andati a pranzo dai nonni.
Quando sono arrivati in tutta Italia erano le 12 e 40.
"I bambini hanno già mangiato, che iniziava a essere tardi per loro" ha detto NonnaG
"Ah ok hai fatto bene.." ha risposto M
"Avete comprato il giornale?"
"No mannaggia..non me lo hai chiesto..puoi chiedere allo zio matto se quando viene lo porta.."
"Ma a quest'ora..ormai dove lo può trovare?"
"Bè ma le edicole sono ancora aperte.."
"Alle tre?"
"Le tre???"
"Sì sono le tre meno cinque.."
(...)
In tutta Italia non era ancora l'una, ma a casa dei Nonni erano quasi le tre. Nella mente della NonnaG, i bambini avevano mangiato all'una e mezza (le undici e mezza nel resto d'Italia) e H e M invitati a pranzo, si erano presentati alle tre meno venti.
Gli orologi e i telefoni sono stati risistemati, ma i Nonni sono rimasti sfasati per il resto della giornata, chiedendo ogni tanto che ore fossero, che ore sarebbero state e realizzando di essersi svegliati molto molto molto presto.
lunedì 31 ottobre 2011
domenica 30 ottobre 2011
Puttane e spose
Giovedì sera M è uscita a cena con le amiche MdVR per il quarto appuntamento della stagione. Alcune M non si sono presentate e al posto loro ci sono state tre validissime new entry.
A tavola, mano a mano che ognuna raccontava la sua storia, le ragazze si sono naturalmente divise in due gruppi: le "puttane" e le "spose" (citando Jova e senza offesa per nessuno dei due gruppi).
Nei prossimi giorni M vuole raccontare le loro storie.
Stasera vuole iniziare dalla storia della sua ex compagna di liceo ritrovata qui in giardino dopo che si erano perse di vista per anni.
M vuole cominciare da lei perché un paio di anni fa ha letto un romanzo, del quale sta uscendo la versione cinematografica, che le è piaciuto molto e che somiglia molto alla sua storia.
Come nel libro lei e lui si conoscono da giovani, nella storia reale da molto giovani, a sette anni, e come nel libro per circa venti anni più o meno casualmente si incontrano ogni anno lo stesso giorno la vigilia di natale, il 15 luglio nel libro.
Durante questi venti anni, sia lui sia lei, nella vita come nel romanzo, crescono, studiano, si laureano, hanno le loro esperienze amorose, un poco si pensano, ma non si dichiarano mai.
Sedici anni dopo il primo incontro, lei, sia nella vita sia nel libro, è quella che per prima capisce, intravede il futuro accanto a lui, ha la visione. Ci vorranno altri cinque anni prima che quell'appuntamento alla vigilia di natale, diventi l'appuntamento di tutte le domeniche mattina nello stesso bar davanti a una tazza di cappuccino. Passeranno altri due anni, prima che i due passino dalle colazioni della domenica a un fine settimana al mare e finalmente si dichiarino a distanza di ventitré anni dal primo incontro.
Oggi di anni se ne sono aggiunti altri otto, i due hanno due figli (maschi perché a VR nascono quasi solo figli maschi) e come nel migliore dei romanzi vivono insieme felici e contenti.
M a tavola, complice il vino al quale non è abituata, si è commossa ascoltanto la storia della sua excompagnadiliceo e ha pensato che "le storie d'amore non finiscono mai" e che sono la cosa più bella che ci sia, sempre, anche quando il finale non è quello delle favole.
A tavola, mano a mano che ognuna raccontava la sua storia, le ragazze si sono naturalmente divise in due gruppi: le "puttane" e le "spose" (citando Jova e senza offesa per nessuno dei due gruppi).
Nei prossimi giorni M vuole raccontare le loro storie.
Stasera vuole iniziare dalla storia della sua ex compagna di liceo ritrovata qui in giardino dopo che si erano perse di vista per anni.
M vuole cominciare da lei perché un paio di anni fa ha letto un romanzo, del quale sta uscendo la versione cinematografica, che le è piaciuto molto e che somiglia molto alla sua storia.
Come nel libro lei e lui si conoscono da giovani, nella storia reale da molto giovani, a sette anni, e come nel libro per circa venti anni più o meno casualmente si incontrano ogni anno lo stesso giorno la vigilia di natale, il 15 luglio nel libro.
Durante questi venti anni, sia lui sia lei, nella vita come nel romanzo, crescono, studiano, si laureano, hanno le loro esperienze amorose, un poco si pensano, ma non si dichiarano mai.
Sedici anni dopo il primo incontro, lei, sia nella vita sia nel libro, è quella che per prima capisce, intravede il futuro accanto a lui, ha la visione. Ci vorranno altri cinque anni prima che quell'appuntamento alla vigilia di natale, diventi l'appuntamento di tutte le domeniche mattina nello stesso bar davanti a una tazza di cappuccino. Passeranno altri due anni, prima che i due passino dalle colazioni della domenica a un fine settimana al mare e finalmente si dichiarino a distanza di ventitré anni dal primo incontro.
Oggi di anni se ne sono aggiunti altri otto, i due hanno due figli (maschi perché a VR nascono quasi solo figli maschi) e come nel migliore dei romanzi vivono insieme felici e contenti.
M a tavola, complice il vino al quale non è abituata, si è commossa ascoltanto la storia della sua excompagnadiliceo e ha pensato che "le storie d'amore non finiscono mai" e che sono la cosa più bella che ci sia, sempre, anche quando il finale non è quello delle favole.
giovedì 27 ottobre 2011
Il solito dubbio
Ieri sera M dopo aver accompagnato il nano alla lezione di nuoto, dopo essere andata a prendere il mezzonano a una festa di compleanno di un amichetto neoduenne, dopo essere passata dal macellaio con i nani più amicodelcuore a comprare gli humburger settimanali e aver lasciato amicodelcuore a casa sua, si avviava con i nani per mano a casa.
Nel nostro giardino, incrociava tre esemplari di MdVR e da lontano salutava con un
"Ciao ragazze!"
"Quali ragazze?" chiedeva immediatamente il nano guardandosi intorno
"Le MdVR" rispondeva con sicurezza M
"Ma non sono ragazze!" sosteneva lui, impietoso
"Come non sono ragazze?? E cosa sono?"
Silenzio
"Scusate ragazzi io cosa sono? Una ragazza? Una signora?" chiedeva M a quel punto, ripetendo la solita domanda esistenziale che la tormenta
"Tu sei una persona" rispondeva il mezzonano intromettendosi a pieno diritto in una conversaizone a due e dimostrando una saggezza e una coscienza sociale esagerate per i suoi non ancora tre anni.
"Tu sei una mamma" rispondeva il nano, che quanto a coscienza sociale ne ha ancora di strada da fare, aggiungendo subito dopo "però se vuoi sei anche una ragazza, sei felice?", dimostrando che lui con le donne ci sa fare, altrochè.
Ps. Oggi è il compleanno di ME, auguri.
Nel nostro giardino, incrociava tre esemplari di MdVR e da lontano salutava con un
"Ciao ragazze!"
"Quali ragazze?" chiedeva immediatamente il nano guardandosi intorno
"Le MdVR" rispondeva con sicurezza M
"Ma non sono ragazze!" sosteneva lui, impietoso
"Come non sono ragazze?? E cosa sono?"
Silenzio
"Scusate ragazzi io cosa sono? Una ragazza? Una signora?" chiedeva M a quel punto, ripetendo la solita domanda esistenziale che la tormenta
"Tu sei una persona" rispondeva il mezzonano intromettendosi a pieno diritto in una conversaizone a due e dimostrando una saggezza e una coscienza sociale esagerate per i suoi non ancora tre anni.
"Tu sei una mamma" rispondeva il nano, che quanto a coscienza sociale ne ha ancora di strada da fare, aggiungendo subito dopo "però se vuoi sei anche una ragazza, sei felice?", dimostrando che lui con le donne ci sa fare, altrochè.
Ps. Oggi è il compleanno di ME, auguri.
mercoledì 26 ottobre 2011
I dieci comandamenti di M
1) Non sono un cestino della carta, se dovete buttare una cosa buttatela nel cestino, non datela a me
2) Non litigate per le stupidaggini
3) Non fate i prepotenti/i capricciosi
4) Non dite bugie
5) I bambini che menano le mamme non li vuole nessuno
6) La fantasia è una cosa bella
7) Quando fate una cosa, qualsiasi cosa, l'importante è che ci mettiate amore
8) Merdaculo non si dice
9) Siete bambini molto fortunati, pensate ai bambini meno fortunati di voi prima di fare la lagna
10) Io vi ho costruito e come vi ho costruito posso smontarvi pezzo per pezzo
Queste sono le tavole con i dieci comandamenti che M ha consegnato ai nani. Sono gli insegnamenti fondamentali che loro dovrebbero seguire nello svolgimento delle loro attività quotidiane.
Dovrebbero.
2) Non litigate per le stupidaggini
3) Non fate i prepotenti/i capricciosi
4) Non dite bugie
5) I bambini che menano le mamme non li vuole nessuno
6) La fantasia è una cosa bella
7) Quando fate una cosa, qualsiasi cosa, l'importante è che ci mettiate amore
8) Merdaculo non si dice
9) Siete bambini molto fortunati, pensate ai bambini meno fortunati di voi prima di fare la lagna
10) Io vi ho costruito e come vi ho costruito posso smontarvi pezzo per pezzo
Queste sono le tavole con i dieci comandamenti che M ha consegnato ai nani. Sono gli insegnamenti fondamentali che loro dovrebbero seguire nello svolgimento delle loro attività quotidiane.
Dovrebbero.
martedì 25 ottobre 2011
Primi e ultimi appuntamenti
Nelle vite precedenti M ha avuto come tutte le ragazze del mondo una serie di primi appuntamenti.
Alcuni impeccabili, altri decisamente meno.
In questa settimana da single, gliene sono tornati in mente in particolare tre.
Uno perfetto.
Due no.
Quello perfetto:
1999 un ragazzo intelligente, simpatico, ironico, colto e brillante si innamorò di M, che era nel periodo più buio della sua giovane vita e non era disponibile nel corpo e nell'anima, e dopo una corte leggera e divertente riuscì a strapparle un appuntamento. Si presentò a prenderla a casa dei genitori, la portò a cena nel posto che lei aveva immaginato e sperato, risero, scherzarono, chiacchierono di tantissime cose scoprendo molti interessi comuni. Dopo cena passeggiarono per le vie del centro e quando lui la riportò sotto casa, lei disse che era stato tutto perfetto e aggiunse scherzando "mancano solo i fiori!"
Lui scese dalla macchina, aprì il portabagagli e ne estrasse un enorme mazzo di rose rosa. Gliele offrì dicendo "i fiori c'erano.., ma mi sembravano esagerati..."
Quello decisamente meno:
2000 M si era invaghita del bello e tenebroso del gruppo. Quelli che girano sempre da soli, che non si sa mai cosa abbiano in testa, che non hanno mai la ragazza. Lui un po' la corrispondeva e molto no e la faceva vivere in uno stato di perenne altalena. Una sera d'estate finalmente uscirono da soli. Lei era al settimo cielo indossò un paio di pantaloni bianchi e un paio di sandali con il tacco di legno. Passeggiarono per le vie di T, attraversarono il ponte dell'isola T e si sedettero sulla sponda del fiume, i piedi a penzoloni. Parlavano poco, si guardavano di sbieco. M era cotta stracotta, ma come Cenerentola al momento di alzarsi e tornare a casa perse una scarpa nel fiume e la vide galleggiare e allontanarsi tra le onde. Come Cenerentola tornò a casa scalza, come Cenerentola tra i topi, con i piedi luridi, come Cenerentola con i vestiti (pantaloni) malmessi e da buttare, e come Cenerentola con l'altra scarpa in borsa. Non seguì un secondo appuntamento e non vissero per sempre felici e contenti.
Quello decisamente ancora meno:
2002 come quasi tutte le ragazze che si rispettino, anche M ha avuto la sua storia alla Bridjet Jones con il bello e impossibile dell'ufficio, il Daniel Cleaver che tutte sognano ma nessuna conquista. Quello ricco, affermato, col fisico statuario, il mascellone americano e i capelli lunghi. Un giorno non si sa come e non si sa perchè lui la chiamò per uscire.
Il sogno che diventava realtà.
Uscirono.
Lei ci mise ore a decidere l'abbigliamento, non si erano mai visti fuori dall'ufficio e non aveva idea di dove sarebbero andati. Alla fine scelse per una via di mezzo, carina ma sportiva. Lui si presentò all'appuntamento in pantaloncini da jogging corti all'inguine, maglietta a maniche corte calzini e scarpe da ginnastica. Andarono a prendere un gelato in centro a piedi, per fortuna non di corsa. Con il gelato in mano si sedettero sul muretto e lui le disse guardandola dritta negli occhi a distanza ravvicinata:
"Sai qual è la prima cosa che ho pensato la prima volta che ti ho vista?"
Lei cuore a mille
"No, dimmi.."
"Ma questa ragazza è... zoppa'?"
"(...) come zoppa?"
Cuore in decelerazione
"Sì camminavi zoppa, storta.. ma stasera no".
Nessuno dei tre appuntamenti fu l'inizio di qualcosa di buono. E poi arrivò H.
Il primo appuntamento con H non fu perfetto, non fu neanche decente a dir la verità. Tuttavia merita un post a parte.
Alcuni impeccabili, altri decisamente meno.
In questa settimana da single, gliene sono tornati in mente in particolare tre.
Uno perfetto.
Due no.
Quello perfetto:
1999 un ragazzo intelligente, simpatico, ironico, colto e brillante si innamorò di M, che era nel periodo più buio della sua giovane vita e non era disponibile nel corpo e nell'anima, e dopo una corte leggera e divertente riuscì a strapparle un appuntamento. Si presentò a prenderla a casa dei genitori, la portò a cena nel posto che lei aveva immaginato e sperato, risero, scherzarono, chiacchierono di tantissime cose scoprendo molti interessi comuni. Dopo cena passeggiarono per le vie del centro e quando lui la riportò sotto casa, lei disse che era stato tutto perfetto e aggiunse scherzando "mancano solo i fiori!"
Lui scese dalla macchina, aprì il portabagagli e ne estrasse un enorme mazzo di rose rosa. Gliele offrì dicendo "i fiori c'erano.., ma mi sembravano esagerati..."
Quello decisamente meno:
2000 M si era invaghita del bello e tenebroso del gruppo. Quelli che girano sempre da soli, che non si sa mai cosa abbiano in testa, che non hanno mai la ragazza. Lui un po' la corrispondeva e molto no e la faceva vivere in uno stato di perenne altalena. Una sera d'estate finalmente uscirono da soli. Lei era al settimo cielo indossò un paio di pantaloni bianchi e un paio di sandali con il tacco di legno. Passeggiarono per le vie di T, attraversarono il ponte dell'isola T e si sedettero sulla sponda del fiume, i piedi a penzoloni. Parlavano poco, si guardavano di sbieco. M era cotta stracotta, ma come Cenerentola al momento di alzarsi e tornare a casa perse una scarpa nel fiume e la vide galleggiare e allontanarsi tra le onde. Come Cenerentola tornò a casa scalza, come Cenerentola tra i topi, con i piedi luridi, come Cenerentola con i vestiti (pantaloni) malmessi e da buttare, e come Cenerentola con l'altra scarpa in borsa. Non seguì un secondo appuntamento e non vissero per sempre felici e contenti.
Quello decisamente ancora meno:
2002 come quasi tutte le ragazze che si rispettino, anche M ha avuto la sua storia alla Bridjet Jones con il bello e impossibile dell'ufficio, il Daniel Cleaver che tutte sognano ma nessuna conquista. Quello ricco, affermato, col fisico statuario, il mascellone americano e i capelli lunghi. Un giorno non si sa come e non si sa perchè lui la chiamò per uscire.
Il sogno che diventava realtà.
Uscirono.
Lei ci mise ore a decidere l'abbigliamento, non si erano mai visti fuori dall'ufficio e non aveva idea di dove sarebbero andati. Alla fine scelse per una via di mezzo, carina ma sportiva. Lui si presentò all'appuntamento in pantaloncini da jogging corti all'inguine, maglietta a maniche corte calzini e scarpe da ginnastica. Andarono a prendere un gelato in centro a piedi, per fortuna non di corsa. Con il gelato in mano si sedettero sul muretto e lui le disse guardandola dritta negli occhi a distanza ravvicinata:
"Sai qual è la prima cosa che ho pensato la prima volta che ti ho vista?"
Lei cuore a mille
"No, dimmi.."
"Ma questa ragazza è... zoppa'?"
"(...) come zoppa?"
Cuore in decelerazione
"Sì camminavi zoppa, storta.. ma stasera no".
Nessuno dei tre appuntamenti fu l'inizio di qualcosa di buono. E poi arrivò H.
Il primo appuntamento con H non fu perfetto, non fu neanche decente a dir la verità. Tuttavia merita un post a parte.
lunedì 24 ottobre 2011
L'oste
H stamattina è partito per lavoro. Starà via tutta la settimana. Non capita quasi mai e M aveva pensato di organizzare in questa settimana tutte le cose che non riesce a fare mai quando H è a casa.
Aveva in mente di andare a cena con le MdVR per riprendere la buona abitudine abbandonata dopo le vacanze estive; aveva in programma una serata cinema da femmine con l'amica del cuore dei giorni feriali tra le ottoemezza e le nove e anche qualche passeggiata in centro che tanto i negozi chiudono alle dieci. Forse addirittura un aperitivo di chiacchiere.
Il programma, studiato nei minimi dettagli, prevedeva un paio d'ore la sera con i nani, giochi, racconti, letture, bagnetti. La cena e poi una volta messi a letto, la libertà assoluta, la solitudine agognata, la vita di una volta. "Tanto i nani ormai sono grandi, dormono, sono tranquilli. Non succede niente se M esce un paio d'ore dopo averli messi nei lettini", si era ripetuta più volte.
Alle 11 stamattina, H ancora non era atterrato a destinazione, M riceveva la telefonata dalla maestra del mezzonano:
"Il mezzonano ha trentasetteemezzo di febbre. Qualcuno può venirlo a prendere alle tredici?"
M aveva fatto i conti senza l'oste.
Aveva in mente di andare a cena con le MdVR per riprendere la buona abitudine abbandonata dopo le vacanze estive; aveva in programma una serata cinema da femmine con l'amica del cuore dei giorni feriali tra le ottoemezza e le nove e anche qualche passeggiata in centro che tanto i negozi chiudono alle dieci. Forse addirittura un aperitivo di chiacchiere.
Il programma, studiato nei minimi dettagli, prevedeva un paio d'ore la sera con i nani, giochi, racconti, letture, bagnetti. La cena e poi una volta messi a letto, la libertà assoluta, la solitudine agognata, la vita di una volta. "Tanto i nani ormai sono grandi, dormono, sono tranquilli. Non succede niente se M esce un paio d'ore dopo averli messi nei lettini", si era ripetuta più volte.
Alle 11 stamattina, H ancora non era atterrato a destinazione, M riceveva la telefonata dalla maestra del mezzonano:
"Il mezzonano ha trentasetteemezzo di febbre. Qualcuno può venirlo a prendere alle tredici?"
M aveva fatto i conti senza l'oste.
domenica 23 ottobre 2011
Domenica gnocchi
Oggi ci siamo presentati a pranzo dai nonni, muniti di cinque teglie di gnocchi di semolino preparati da H per l'Arch che negli gnocchi ritrova ogni volta un po' della sua vita passata. Come tutte le volte che andiamo dai nonni abbiamo scombussolato i loro tempi, il loro ordine e il loro salotto. Minuscoli pezzetti di costruzioni ovunque, divani adibiti a jumping, cuscini per terra ricoperti di sbave cioccolatose. Insomma tutto il repertorio classico dei pranzi dai nonni. Le urla di M, le sculacciate di babbo, gli sguardi disapprovevoli della NonnaG e il suo perenne spirito di adorazione dei nani.
A un certo punto M e il nano erano in terrazza e il nano aveva cominciato la solfa per accendere la tele. In braccio, con il muso continuava a ripetere che era triste perché M non gli accendeva la tele. M che in questi casi si trasforma in impenetrabile sfinge e non sente ragioni, ha cominciato la solita tiritera dei bambini che non hanno motivi per piangere come il nano e dei bambini che invece ne hanno come quelli che non hanno la mamma.
"Eh nano, tu piangi per la tele ma ti immagini come staresti se non avessi la mamma?"
Silenzio.
"Un bambino senza mamma sì che è un bambino triste! Ci hai mai pensato come staresti senza mamma?"
Silenzio.
"Ci stai pensando?"
"No mamma, però ci pensi senza babbo quanto staremmo meglio?"
"???"
"Sì mamma noi senza babbo,..staremmo meglio!"
"Ma come staremmo meglio nano! Perché dici una cosa del genere?"
"Perché ci dà sempre le sculacciate, te ci dai sempre i baci e puoi rimanere, ma se va via lui che ci sculaccia sempre, stiamo meglio".
M ci ha pensato, ma gli gnocchi di semolino erano talmente buoni a pranzo che ha convinto il nano a cambiare idea e a riconsiderare la posizione del babbo e l'utilità della sua presenza all'interno del nucleo familiare.
A un certo punto M e il nano erano in terrazza e il nano aveva cominciato la solfa per accendere la tele. In braccio, con il muso continuava a ripetere che era triste perché M non gli accendeva la tele. M che in questi casi si trasforma in impenetrabile sfinge e non sente ragioni, ha cominciato la solita tiritera dei bambini che non hanno motivi per piangere come il nano e dei bambini che invece ne hanno come quelli che non hanno la mamma.
"Eh nano, tu piangi per la tele ma ti immagini come staresti se non avessi la mamma?"
Silenzio.
"Un bambino senza mamma sì che è un bambino triste! Ci hai mai pensato come staresti senza mamma?"
Silenzio.
"Ci stai pensando?"
"No mamma, però ci pensi senza babbo quanto staremmo meglio?"
"???"
"Sì mamma noi senza babbo,..staremmo meglio!"
"Ma come staremmo meglio nano! Perché dici una cosa del genere?"
"Perché ci dà sempre le sculacciate, te ci dai sempre i baci e puoi rimanere, ma se va via lui che ci sculaccia sempre, stiamo meglio".
M ci ha pensato, ma gli gnocchi di semolino erano talmente buoni a pranzo che ha convinto il nano a cambiare idea e a riconsiderare la posizione del babbo e l'utilità della sua presenza all'interno del nucleo familiare.
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