giovedì 12 ottobre 2017

Tecniche di rilassamento

- ammazza sti juventini demmerda, aho
- buonasera..
- si scusi ma io nun lo capisco: sei de roma ma come fai a tifà pe nartra squadra.. il suo nome?
- non saprei in effetti.. M, mi chiamo M.
- Ok allora venga qua.. no ma io nun c'ho niente contro i juventini, so persone pure loro per carità mica dico niente è che conosco gente nata a Roma che tifa Juve e non lo posso accettare.. un passo più avanti per favore, ecco non scappi via..ferma
- ...
- ..non dico per dire ma proprio sto a parlà de un collega, uno che lavora qua pensi, uno con la madre che abita a Testaccio da sempre, che tifa Juve.. ok adesso dall'altra parte, un passo avanti, così.. ferma.. beh c'ha la bandiera nera co scritto SPQR si rende conto?
- ...
- eh no così no.. ecco ora di lato.. alzi il braccio.. lo appoggi qui, mento in alto e ferma.. non è che lei è juventina..
- no, personalmente non sono tifosa, ma simpatizzo per la Roma.. per il Capitano in realtà più che per la Roma..
- ecco brava.. anche se basta co sto Capitano, ha fatto er tempo suo e io prima de morì la voglio vincere una Champions e... adesso dall'altro lato sempre braccio in alto, alzi il mento e ferma..
-.. si si non scappo via.. però sono circondata da simpatizzanti Juventini, ..
- davvero???
- sì: mio marito in maniera molto moderata, ma lui non è di Roma è del Nord, e anche i bambini che invece sono nati a Roma..ma anche loro sono sportivi più che tifosi..
- ... vabbè nun c'ho niente contro i bambini juventini.. mi scusi per lo sfogo.. è che certe cose.. mi fanno..
- ..capisco..posso rivestirmi?
- sì sì abbiamo fatto, si rivesta e aspetti qui fuori che la chiama il medico per il referto.

Questa conversazione si è svolta oggi in pausa pranzo durante l'annuale mammografia tra una M a torso completamente nudo e il tecnico dell'infernale macchinario schiacciatette, in camice bianco.

Il controllo è andato bene e stavolta M non ha avuto nemmeno il tempo di avere la solita ansia: la tecnica di rilassamento messa in atto dall'omino ha funzionato alla grande.

martedì 10 ottobre 2017

Pesci si nasce, e si diventa

M ha ripreso a nuotare da poco più di un paio di settimane, dopo un anno di fermo.
Nonostante la lunga pausa, ha ripreso le sue storiche lezioni la mattina come se non fosse passato un giorno; è immediatamente tornata al suo ritmo con i suoi 2,5 km l'ora, senza incontrare nella ripresa alcuna difficoltà, aiutata dalla convinzione di essere stata, nella sua vita precedente, un pesce.

Il suo corso si svolge la mattina prima dell'ufficio.

Quest'anno è tenuto da un istruttore nuovo. Diverso in tutto da quello precedente: fisicamente, caratterialmente, in maniera evidente.
E' un ragazzo giovane senza capelli ma con una lunga e foltissima barba. Ha un passato da rugbista e ha imparato a insegnare nuoto quasi per caso, senza nutrire per questo sport l'amore sconfinato che prova M.
E' solitamente dedicato ai corsi agonistici e solo momentaneamente sta sostituendo K l'istruttore precedente.

A differenza del precedente istruttore è molto serio e puntualissimo.

Stamattina al termine della lezione, ha fermato M gocciolante in cuffia e costume a bordo vasca.
- Senti scusa non prenderla a male ma..
- ...
- ..questo corso non fa per te.
- ....
- ... no aspetta non fraintendermi non è che non ti ci voglia o ti stia chiedendo di andare via..
- .. io faccio questo corso da anni..sempre lo stesso.. dall'altra piscina.. l'ho seguito qui..
- .. sì beh ecco è arrivato per te il momento di passare ad altro: all'agonismo

(leggera sensazione di vertigine)

- AGONISMO???
- sì.. qui non ti diverti, devo darti più vasche degli altri, fai esercizi che non ti servono a perfezionare niente perché nuoti già bene, la scuola nuoto non fa per te, tu ti devi allenare. DEVI FARE I MASTER.
- .. ma io ho 44 anni.., due figli, un lavoro semiserio full time, insomma vengo a nuotare così per stare bene.. mi piace..ma così senza impegno..
- .. come vuoi, il mio è solo un consiglio: tu la scuola nuoto o il perfezionamento degli stili l'hai superato da un pezzo, dovresti passare agli allenamenti. Poi vedi tu, per me se continui a venire va bene eh, lo dico per te.

M è tornata negli spogliatoi con un misto di orgoglio e senso di inadeguatezza.

E adesso non sa se assecondare la scintilla della competizione con se stessa che si è già accesa dentro di lei e cedere al fascino dell'allenamento master che si svolge nella corsia di fianco tra atleti che lei ha sempre considerato semidei metà uomini e metà pesci; oppure mantenere la sua rassicurante e decennale abitudine della scuola nuoto con le sue compagne che considerano lei un'atleta.

Tra le due scelte, poco più di un metro di corsia e parecchi chili di ansia da prestazione.

Che poi le era già successo qualcosa del genere qualche anno fa.

lunedì 9 ottobre 2017

Questione di punti di vista

Compito: 
cosa vedo dalla mia finestra

Svolgimento: 
Dalla mia finestra vedo il palazzo di fronte, un pezzo di giardino, una panchina e il muretto.

- Scusa nano ma mi sembra un po' poco..
- Mamma ma io questo vedo!
- Sì ma guarda di qua.. cosa vedi?
- San Pietro?
- Eh..
- Sì ma non lo vedi proprio dalla mia finestra.. dalla vostra..
- Hai ragione ma siccome è una cosa speciale vedere la cupola di San Pietro dalla finestra, un cosa che non capita a tutti, ma che tutti vorrebbero e apprezzerebbero forse potrebbe essere menzionata nel tuo compito.. è il simbolo della tua città..
- Sgrunt..allora aggiungo San Pietro..
- Sì ma non fare un elenco di cose, ormai sei alle medie..in questi compiti dovresti metterci te stesso, le tue emozioni quello che hai dentro..
- Ho capito, ho capito
- Poi tu sei tanto bravo con le metafore..
- ...
- Scrivi cosa ti sembra di sera la cupola di San Pietro.. una magia, una poesia, come un castello delle fate..
- Ok ok, ho capito.

Dopo un paio di minuti.

- Ecco l'ho aggiunto, vuoi leggere?
- Sì certo fammi vedere.. allora.. "dalla mia finestra vedo il palazzo di fronte, un pezzo di giardino, una panchina e il muretto. Dalle finestre dell'altro lato vedo anche San Pietro che tutta illuminata mi sembra la palla della discoteca".

Decisamente più portato per le materie scientifiche.

venerdì 6 ottobre 2017

Visita medica che passione

Ieri M ha accompagnato i nani all'annuale visita medico sportiva.
L'imperdibile esperienza, già provata l'anno scorso e invece mancata l'anno prima perché i nani andarono con H, non ha deluso le aspettative.
La visita viene effettuata dalla figlia del medico di una squadra di calcio di Serie A. Non la squadra per cui tifano i nani, ma pur sempre una squadra di Serie A di cui loro conoscono punteggi, giocatori e posizionamenti in classifica. 

Lei, a sua volta mamma di due bambini più piccoli ancora estranei per motivi anagrafici al fantastico mondo del calcio, è una persona di una delicatezza inusuale. E' albina, chiarissima di pelle e di capelli con una vista scarsa, aiutata da un paio di lenti molto spesse, che rendono i suoi occhi due piccole fessure.
Anche con gli occhiali, per leggere avvicina i fogli fino a sfiorare la punta del naso.

Adora i nani, addirittura se li ricordava dall'anno scorso e solo per questo, ha conquistato M in maniera definitiva.
Chiacchiera con loro, scherza, ride alle loro battute. Loro la abbracciano come fosse una di famiglia e la riempiono di domande.

Alla fine della visita tutti i tracciati ondulanti usciti dalla macchina devono essere letti e interpretati dal medico della squadra di Serie A, suo padre.

Occhi piccoli e chiari, sorriso che fa venir voglia di affidargli tutto quello che hai lì su due piedi, camice bianco aperto.
L'anno scorso appena entrato nella stanza senza nemmeno toccarli, al primo sguardo aveva indovinato che il nano mangiava troppa poca verdura e frutta (ribadito quest'anno) e non beveva abbastanza (ribadito anche questo).
Per il mezzonano aveva previsto un futuro da campione, lo stesso che trenta anni prima aveva giustamente previsto per un altro Francesco. Da uno sguardo aveva capito che il mezzonano giocava in porta e che era mancino, lasciando M di stucco.

Ieri ha confermato il tutto aggiungendo che il mezzonano guarda troppo spesso la tele girato di profilo e gli ha consigliato di cambiare divano. Cosa che M e H gli dicono tutte le sante sere.
M è rimasta nuovamente ammirata da questo uomo gentile e sorridente, capace di parlare a piccoli e grandi con la stessa gentilezza e lo stesso tono ironico.

I nani sono sani e possono continuare la loro attività sportiva.

Se ne sono andati con la promessa degli autografi di tutta la squadra. Cose che si dicono, ha pensato M.

Poi ieri sera M ha ricevuto un messaggio, era la figlia chiarissima del medico sportivo di Serie A. Voleva sapere se gli autografi i nani li volessero su una maglietta o su una foto.

Le gentilezza (e l'amore) salveranno il mondo, altro che.






giovedì 5 ottobre 2017

S.A.R.A.H.

Oggi M ha rivisto un amico che non vedeva da un sacco di tempo.
Lo ha rivisto perché lui aveva bisogno di lei, in realtà vorrebbe proprio iniziare una specie di terapia con lei.
Oggi diciamo che c'è stata la prima seduta.
Lui è più giovane di M. Intelligente, sportivo, ironico. Scorza un po' ruvida, ma dentro è ok.

Adesso lui ragazzo tutto d'un pezzo, granitico e indipendente, ha il cuore infranto.
La sua storia è il più classico dei classici: incontra una lei, lei parte in quinta innamortapazza come solo noi ragazze sappiamo essere, e lui si lascia trascinare in questa pazzia senza mai entrarci con tutte e due le scarpe. Restando sempre un po' estraneo alla vicenda. Passano i mesi, lei, presa nel vortice dell'innamoramento pazzo, dapprima non si accorge, poi a poco a poco inizia a avvertire le mancanze e le assenze di lui e soprattutto comincia a manifestarle.

M direbbe che lei ama per due, ci sta dentro mani e piedi e lui ama? con la sinistra (senza essere mancino).

Insomma lei comincia a chiedere spiegazioni, ad avere qualche piccola pretesa, ma lui forte e vieppiù rafforzato dall'amorepazzo di lei che tutto permea, continua per la sua strada senza mai passare alla destra e senza mai mettere dentro anche l'altra scarpa.

Lei comincia a stare male, evidentemente male. Lui non capisce la gravità, crede di poter gestire tutto come sempre e non cede, non si accorge continua a tirare la corda.

La corda si è spezzata qualche mese fa. Lei ha alzato un muro invalicabile, non scrive, si limita a rispondere più o meno laconicamente ai messaggi di lui, ma non ci crede più. Non è che non voglia crederci, pagherebbe, darebbe un braccio per crederci ancora, ma non può più, non ci riesce.

Lui ora che c'è un muro invalicabile, ha capito e la vuole con tutte le sue forze la destra la sinistra i piedi le mani le scarpe tutto ed è a pezzi perché lei ha sentenziato: è troppo tardi.

Ora, alla fine della seduta M oltre a consigliare al suo paziente la lettura di una "posta del cuore" che lei considera illuminante e con poteri balsamici e di un romanzo che lei lesse milioni di anni fa e sottolineò quasi interamente, M si è ricordata di S.A.R.A.H.

S.A.R.A.H. è  non a caso un nome di donna.
S.A.R.A.H. è l'acronimo di tutte le fasi che si attraversano dopo una drastica rottura, dopo una fine dolorosa. Che sia professionale, amorosa, familiare non fa differenza.

Sarah è lo shock iniziale quando si scopre che l'altro non c'è (o ci ha tradito o ci ha mentito o ci ha trattato male troppo a lungo). Sarah è la rabbia (anger) che segue lo shock, che spaccheresti tutto e urleresti parolacce che nemmeno i tuoi figli sanno e le urleresti fino a farti scoppiare la gola, perché ora hai tutto chiaro davanti e metti tutte le perline sul filo una davanti all'altra e non sai più che fartene. Sarah è il respingimento (rejection) nei confronti dell'altro, il muro invalicabile, l' "è troppo tardi". Sarah è poi tristemente anche l'accettazione dei fatti. Il non potevo fare di più, non ho rimpianti, non c'erano alternative.
Sarah è l'aiuto (help) che questo amico ha chiesto a M oggi e che questa lei nello stesso momento starà chiedendo a una sua amica terapeuta. Perché spesso vedere le cose con gli occhi degli altri, aiuta davvero.

M non conosce lei è non sa se quel suo muro è davvero invalicabile. Tuttavia ha nella manica una nuova lei per il suo paziente. Perfetta.



giovedì 28 settembre 2017

Scuola media annessi e connessi

Quest'anno il nano ha iniziato la scuola media e con lei sono entrate in casa nostra:
una cartella azzurra larga un metro per contenere i fogli da disegno;
un flauto avorio, elegantissimo nella sua custodia nera;
uno zaino trolley con le rotelle, pagato un occhio della testa e impossibile da trasportare in motorino;
un clearbook che altro non è se non un quadernone ad anelli, o almeno così lo ha interpretato M;
un porta-listini che sarebbe un porta fogli A4 (senza anelli), sempre nell'interpretazione di M;
riga da 50 cm e squadre di ogni foggia;
un indirizzo mail nuovo di pacca da utilizzare esclusivamente per le comunicazioni con la professoressa di inglese;
il primo paio di scarpe richieste come regalo, che fino ad oggi i vestiti e gli accessori non avevamo mai raggiunto il rango di regali, eccezion fatta per le divise delle squadre di calcio;
quattordici libri di testo, un terzo dei quali, a tre settimane dall'inizio della scuola, giace ancora indisturbato nella confezione di cellophane;
un numero non precisato di cd per l'ascolto di musica e delle corretta pronuncia delle due lingue straniere previste dal programma scolastico;
l'alzata degli occhi al cielo, accompagnata o meno dallo sbuffo del neo undicenne;
una crescente preoccupazione di M tendente all'ansia.

martedì 26 settembre 2017

La giornata della O

In ufficio ore 17:30 circa.
DRIIIIIINNNNNN
- Pronto mamma?
- ciao nano dimmi
- un aggettivo con la O?
- osceno, orribile, orrendo, ostico, ombroso..
- mamma mamma aspetta! Un aggettivo con O per me!.. quindi deve essere positivo!!
- ...
- dai io ho scritto ordinato.. ma ne serve un altro..
- ORDINATO????
- eh.
click.

Dopo dieci minuti. Sempre in ufficio.
DRIIIIIINNNNNN
- Pronto mamma?
- ciao nano dimmi.. ma non mi avevi chiamato cinque minuti fa?
- sì ma per un'altra cosa..
- ah ok dimmi
- allora sto scrivendo un testo sul primo giorno di scuola. te lo leggo che sono a metà così se ho sbagliato me lo dici e non devo rifarlo tutto ok?
- ok...
- allora "il primo giorno di scuola sono andato a piedi. C'ho messo mezz'ora.."
- ok come hai scritto c'ho?
- beh ci i o con l'accento
- ... nano pensaci bene come hai scritto c'ho messo?
- ah sì vero scusa ci o messo
- ok e o, com'è scritto ho messo
- o mamma o, la o hai presente?
- pensaci bene.. cosa è ho messo?
- ahhhh certo un verbo ci ho messo con l'acca!
- bravo e dove metti l'apostrofo?
- che apostrofo?
- eh nano l'apostrofo sì.. chi cade? ci ho messo, chi cade?
- mamma nessuno cade ci ho messo mezzora ma senza cadere.
click.