lunedì 16 giugno 2014

Nonno Lello

Il Mezzonano un po'gli somiglia.
Nel suo essere buono. Nel mettere il bene degli altri sempre al primo posto. Nella calma e nella pazienza che mette nel portare a termine un impegno. Non l'ha mai visto eppure inconsapevolmente porta con sé qualcosa di lui.
Era un uomo buono. Aveva le sue abitudini, la poltrona dove ascoltava le lezioni del cugino serio la sera. Aveva il bastone su cui appoggiarsi e il cappello in testa quando usciva. Il budino nelle coppette monodose, trasparenti di vetro, una per ognuno di noi che potevamo portarcele a casa e mangiarle dopo cena.
Aveva il suo sport alla tele, lui che di sport aveva vissuto tutta la vita.
Amava stare in compagnia, le grandi tavolate, loro che minimo a tavola erano in otto.
Quando c'erano i mondiali invitava tutti noi nipoti a guardarli con lui nella tele a colori, grande.
È per questo che nei ricordi di M la sua faccia e quella di Pizzul di confondono un po'.
E in questi giorni che i mondiali sono tornati, M non può fare a meno di pensare a lui, che gli ultimi che ha visto sono stati quelli del 94, venti anni fa.

domenica 15 giugno 2014

"Mi manchi"

E' la frase preferita di M in assoluto.
Più del classico "Ti amo"
Più di tutti i complimenti che una ragazza può ricevere
Financo più di "quanto sei magra", il che è tutto dire.

"Mi manchi" per M è il non plus ultra.
E proprio così, detta al presente, nel momento esatto della mancanza, perché "mi sei mancata" non produce in lei lo stesso effetto.

E' una frase che M non si sente dire mai, mai, mai.

Lo scorso fine settimana in spiaggia.
"Ehi MK ma dimmi una cosa, tu e il tuo Husband quante volte vi sentite in una giornata media?"
"Mah.. dipende.. a volte mai.."
"Ah ok quindi è normale.. perché noi dalla mattina quando ci salutiamo alla sera quando ci rivediamo a casa, forse ci siamo scritti per comprare il latte.." 
"Ah sì le comunicazioni di servizio certo.. ma sai noi è diverso perché spesso io sono a casa a pranzo e lui allora passa per un saluto.."
"..."
"comunque direi che più che sentirci ci scriviamo"
"e cosa vi scrivete oltre alle comunicazioni di servizio?"
"ma non so.. certi giorni.. "mi manchi...""
"Mi manchi???"
"..sì.."
"Cioè ci sono dei giorni in cui lui ti scrive mi manchi???"
"Sì.. delle volte me lo scrive lui, magari può capitare che glielo scriva anche io.."
"H!!! Hai sentito??? Loro si scrivono mi manchi!!! Ma tu mai me lo hai scritto..non ti manco mai io?"
"E certo che no! Ti vedo la mattina e ti rivedo la sera.. tutti i giorni!!! Come puoi mancarmi???"
"..."

Questo per dire che qualche giorno fa quando E le ha scritto "mi manchi", M è stata molto contenta.


giovedì 12 giugno 2014

Cu nasci tunnu non pò mòrere quadrato

Due anni fa il 28 maggio ho avuto un brutto attacco di panico. Non è stato il primo ma è sicuramente stato il più brutto. È durato un sacco, sembrava non finisse più. Diciamo la fase acuta sei ore circa. A quel brutto attacco nei giorni e nelle settimane successive ne sono seguiti altri sempre improvvisi più piccoli nei momenti più strani, me ne ricordo uno durante la visita medica dell'ufficio, che a momenti lo stetoscopio scoppiava..una a mensa..una in spiaggia, una in aereo una prima di partire, una da un collega.
Tutti nel giro di un mese.
Mi sembrava di non uscirne più, di essermi ammalata.Vedevo le persone per strada le invidiavo perché stavano bene e io no e mi chiedevo perché loro si e io no. 
Da allora non sono più stata tranquilla come prima, ma ora sto molto meglio.
Ho la consapevolezza che ho dei limiti, delle difficoltà, delle cose di me che non posso governare. 
So che succederà ancora, spero che non sia con i bambini o in motorino. Spero di riuscire a controllarlo un po'.
Spero non arrivi mai, ma in fondo lo aspetto sempre.
Non siamo invincibili noi esseri umani.
Abbiamo limiti, difficoltà.
Ci rompiamo, andiamo in tilt, ci fermiamo.
La consapevolezza di non poter contare su me stessa al 100% mi fa star male, mi fa paura.
Il pensiero di essere stata fregata proprio da me, da quella parte di me che non riesco a controllare mi spaventa.
Ma anche quella sono io.
Un piccolo pezzo di me e devo conviverci.
Certi giorni non ci penso nemmeno più, forse in quei giorni sono come quelle persone che invidiavo tanto perché le vedevo stare bene.
In quel mese di due anni fa pensavo di non tornare più a vivere come prima, a respirare senza affanno, a sentire il cuore battere normale senza fretta.
Ma per fortuna non è stato così.
Siamo macchine quasi perfette, tutto sta a far pace con quel quasi.
I siciliani dicono che uno che nasce tondo non può morire quadrato. Io credo che uno che nasce tondo al limite può morire ovale, come un tondo un po' schiacciato.

martedì 10 giugno 2014

Un pesce di nome M

Pro:
La piscina all'aperto che quando fai dorso vedi le chiome dei pini il cielo e i gabbiani
La maestra severa che non ha pietà
La doccia che puoi bagnare ovunque e chissene frega
Il senso del dovere pacificato
L'acqua tutt'intorno.
Contro
L'entrata in ufficio troppo tardi che il collega siamese deve onorare l'impegno quotidiano entro le 11 da solo
La borsa pesantissima da trascinare tutto il giorno
L'acqua gelata che appena ci metti il piede dentro pensi ma chi me lo fa fare.
E su tutto la solitudine forzata, perché dopo compagnadicorso, Valeria e Antoine, se ne è andata anche la collega alta, volata giù dal trullo.
M stamattina ha ripreso il corso di nuoto nella sua versione estiva dopo una pausa di due settimane per chiusura. Fino all'ultimo è stata fortemente indecisa.
Alla fine è prevalso il pesce che è in lei.

venerdì 6 giugno 2014

Geometrie di vita

Rinvenuto nella casella di posta elettronica venerdì pomeriggio.
La famiglia di origine di M è implosa più volte tenendo abilmente incollati i pezzettini scossone dopo scossone; la famiglia di origine di ME è esplosa due volte spargendo pezzettini oltre città, oltreoceano, oltre cielo e terra.M il suo attuale lavoro lo ha voluto rinunciando ad anni di volatile ed affascinante instabilità in favore di un’immediata concretezza; a ME questo lavoro è capitato per caso e ha richiesto anni di frustrante instabilità per diventare veramente concreto. E’ qui che si avvicinano per la prima volta M e ME, solare e allegra la prima, schiva e silenziosa la seconda ma con cicatrici simili sulle spalle - quelle delle familiari polveri da sparo - dando inizio ad un percorso di tangenti che dura tutt’oggi e che le vedrà insieme in uno dei più bei viaggi della vita e, soprattutto, intersecarsi nei momenti più importanti, quelli che ti cambiano per sempre.A un certo punto, e per molto tempo, le rette sono diventate tre e sebbene si dica che non è mai un buon numero per le relazioni, M+ME+MFD avevano formato un triangolo equilatero che ogni tanto pendeva più su un angolo che sull’altro, ma che ritornava quasi sempre al suo equilibrio perfetto.A M il compagno di vita glielo ha trovato MFD, il terzo lato della convivenza, senza troppa lungimiranza ma con il desiderio di unire due metà in un intero che tutt’oggi si divide e si riunisce a fasi alterne ma sempre intense; a ME il compagno di vita glielo ha trovato M intravedendo il cerchio in un quadrato da cui ogni tanto spuntano spigoli ma che rotola imperterrito e deciso lungo il suo binario.In tutte queste geometriche vicissitudini, M e ME si allontanano, si avvicinano, si intersecano, si annodano, si sciolgono, ma spero riescano sempre a correre abbastanza rasenti da non perdersi mai di vista.

mercoledì 4 giugno 2014

Sotto i 53

La prima volta probabilmente era alle elementari o alle medie, aveva occhiali con montatura trasparente, apparecchio ai denti, plantari nelle scarpe, golfini a maniche corte colori pastello, gambaletti di pizzo e scarpe di vernice. Era timida insicura bruttina con un paio di amiche del cuore e un amore grande e non corrisposto.
La seconda volta aveva 25 anni, fumava come la ciminiera di un traghetto, non mangiava per giorni interi, ascoltava Baglioni in loop, piangeva monotematica e si sentiva tagliata a metà. Non veniva lasciata mai sola ed era controllata a vista. Dormiva nel letto con NonnaG perché di notte arrivavano i mostri e al mattino era meglio non ritrovarsi sola. E aveva un amore immenso non più corrisposto.
La terza volta era il 2009 e voleva a tutti i costi rientrate nel vestito dei 18 anni della festa di bebi quello rosso fragola con la gonna a palloncino e la scollatura a cuore, nonostante le due gravidanze. Perché aveva deciso che quel vestito, chiuso in soffitta dall'89 ma mai dimenticato, era perfetto per il matrimonio all'Altro Mare dell'amico di H, il più bello della covata.
L'ultima volta è stata stamattina. E siccome certe cose bisogna ricordarle perché sono eventi eccezionali e come tali devono essere trattati, ha deciso di immortalare il momento e di custodirlo. Come la nascita di un figlio, il giorno delle nozze, la torta di compleanno e il giorno della laurea.
Eccolo
.

martedì 3 giugno 2014

Il diavolo e l'acqua santa

Quando il nano sta male, si sta male tutti. Un po'perché ci dispiace per lui un po' perché ci rende la vita insopportabile. Quando è malato infatti lui acuisce tutti i lati oscuri del suo carattere: da lamentino diventa pesantissimo, da capriccioso incontestabile, da bisognoso a una sanguisuga. Se non dorme lui non deve dormire nessuno e se lui soffre tutti devono soffrire, se possibile anche un po' più di lui.
Per fortuna il nano non si ammala quasi mai e le poche volte che succede, superati i primi anni di vita in cui veniva colto spesso e volentieri da acute otiti, si limita ad avere qualche linea di febbre.
Quando si ammala il Mezzonano invece lui mica scherza: si potrebbe dei gran febbroni, allergie, congiuntivi e tossi frequenti quanto brutte.
Stanotte il Mezzonano è stato parecchio male. Ha tossito ininterrottamente tutto il tempo e vomitato parecchie volte dallo sforzo. La sua unica preoccupazione però è stata quella di non sporcare, di non levare il sonno a nessuno e di arrivare affacciato sulla tazza del water nel più breve e silenzioso modo possibile. Quando è lui a stare male, la sua più grande preoccupazione è non disturbare gli altri.
Eppure sono entrati e usciti dallo stesso posto. Sarà..