Pari l'età pari l'anno pari il mese e pari anche il giorno.
Due quattro due zero due sei.
Oggi per festeggiare ti avrei preso il danese dell'Apollo che ti piaceva tanto, ma che non chiedevi mai perché per assecondare certi vizi ci vuole coraggio e tu preferivi che ti venissero offerti così da non poterli rifiutare.
Dicevi sempre che non vale la pena ingrassare per una cosa che non ti piace da impazzire e il danese ti piaceva proprio da impazzire. Sul tavolo da un milione di dollari in soggiorno al mare ci sono ancora i segni del pennarello nero indelebile che avevo usato il 9 agosto di due anni fa per scriverti "buon compleanno" sul tovagliolo di carta. Ogni volta che li vedo, penso a te che non ti eri nemmeno arrabbiata, tanto eri contenta della tua colazione preferita.
A cena stasera saremmo andati fuori con i ragazzi, con le tue famose ordinazioni ai camerieri eccessivamente precise che lasciavano i tuoi nipoti (e anche i ttupi fratelli) divertiti e imbarazzati allo stesso tempo: il sautè di cozze con le fette di pane casereccio ben intinte nel sughetto, il vino fermo freddo assolutamente non fruttato, il cocomero "bello fresco" e dolce. Papà ti avrebbe fatto uno dei suoi soliti regali costosissimi, importabili, che non ti sono mai piaciuti e che hai passato la vita a cambiare.
Oggi invece niente colazione preferita, nessun sautè e nessun regalo da cambiare.
Ieri ti hanno dedicato la messa delle 19 nella chiesetta. Lo ha chiesto NonnaGiò, un modo nuovo per farti gli auguri e festeggiarti.
Allora buon compleanno mamma, manchi a bestia.
