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martedì 10 marzo 2020

Lavoro agile, vita meno

Ci si sveglia senza sveglia come il sabato e la domenica. Si fa colazione tutti insieme al tavolo da pranzo. Poi ci si prepara per andare in ufficio e a scuola, ma in ufficio e a scuola non ci si va per davvero.
L'ufficio di M da ieri è la camera da letto del nano, che ormai ha superato lei e il metro e settanta e tanto nano non è più. Davanti a lei la finestra e dietro di lei la porta, aperta.
L'ufficio di H è la camera da letto di M e H, in penombra, silenzio assoluto e porta chiusa. Lui, seduto davanti al pc, in cuffia con i colleghi oltreoceano, nutre dentro sè sogni proibiti di ristrutturazioni e restauri casalinghi e prima di chiudersi in casa si è approvvigionato dei beni di prima necessità per la sua sopravvivenza: vernici e solventi.

I ragazzi studiano un po' in soggiorno e un po' al tavolo da pranzo. Solo il mezzonano si chiude in camera e si mette alla scrivania serissimo a fare i compiti. Ogni tanto passa da M e le da un bacio, perché tutto si può arginare, ma il suo affetto sconfina ogni limite. 
Dopo qualche ora ci si incontra per pranzare insieme e poi di nuovo M e H tornano al loro posto e i nani accendono la Play (santa Play).

Oggi è il primo giorno di "lavoro agile" per M e H e il quarto di scuola a distanza (più distanza che scuola) per i ragazzi. 
Il minuscolo puntino rosso che 20 giorni fa era segnato in un punto sconosciuto della Lombardia, adesso è grande quanto mezza Italia e ci comprende tutti al suo interno: NonnaG che oscilla tra l'ossequioso rispetto delle nuove restrizioni e la sua naturale indomita predisposizione alla disobbedienza; l'Arch più mansueto e positivo per indole che non rinuncia al suo lavoro, seppur in versione casalinga, in compagnia dei suoi strettissimi collaboratori. Lo Zio Matto che fa la spola tra la vita esterna e la casa dei Nonni, tenendo M col fiato sospeso. La muta che chiede il permesso anche di salire sul terrazzo condominiale a stendere che non si sai.
E M, che ha dovuto rinunciare alla sua amata piscina e da sabato pomeriggio non nuota più e che, da sempre inquadrata in un mondo di rassicuranti abitudini, in poche ore è riuscita a costruirne un altro più piccolo, a cui già le sembra di essersi abituata.

giovedì 12 ottobre 2017

Tecniche di rilassamento

- ammazza sti juventini demmerda, aho
- buonasera..
- si scusi ma io nun lo capisco: sei de roma ma come fai a tifà pe nartra squadra.. il suo nome?
- non saprei in effetti.. M, mi chiamo M.
- Ok allora venga qua.. no ma io nun c'ho niente contro i juventini, so persone pure loro per carità mica dico niente è che conosco gente nata a Roma che tifa Juve e non lo posso accettare.. un passo più avanti per favore, ecco non scappi via..ferma
- ...
- ..non dico per dire ma proprio sto a parlà de un collega, uno che lavora qua pensi, uno con la madre che abita a Testaccio da sempre, che tifa Juve.. ok adesso dall'altra parte, un passo avanti, così.. ferma.. beh c'ha la bandiera nera co scritto SPQR si rende conto?
- ...
- eh no così no.. ecco ora di lato.. alzi il braccio.. lo appoggi qui, mento in alto e ferma.. non è che lei è juventina..
- no, personalmente non sono tifosa, ma simpatizzo per la Roma.. per il Capitano in realtà più che per la Roma..
- ecco brava.. anche se basta co sto Capitano, ha fatto er tempo suo e io prima de morì la voglio vincere una Champions e... adesso dall'altro lato sempre braccio in alto, alzi il mento e ferma..
-.. si si non scappo via.. però sono circondata da simpatizzanti Juventini, ..
- davvero???
- sì: mio marito in maniera molto moderata, ma lui non è di Roma è del Nord, e anche i bambini che invece sono nati a Roma..ma anche loro sono sportivi più che tifosi..
- ... vabbè nun c'ho niente contro i bambini juventini.. mi scusi per lo sfogo.. è che certe cose.. mi fanno..
- ..capisco..posso rivestirmi?
- sì sì abbiamo fatto, si rivesta e aspetti qui fuori che la chiama il medico per il referto.

Questa conversazione si è svolta oggi in pausa pranzo durante l'annuale mammografia tra una M a torso completamente nudo e il tecnico dell'infernale macchinario schiacciatette, in camice bianco.

Il controllo è andato bene e stavolta M non ha avuto nemmeno il tempo di avere la solita ansia: la tecnica di rilassamento messa in atto dall'omino ha funzionato alla grande.

venerdì 6 ottobre 2017

Visita medica che passione

Ieri M ha accompagnato i nani all'annuale visita medico sportiva.
L'imperdibile esperienza, già provata l'anno scorso e invece mancata l'anno prima perché i nani andarono con H, non ha deluso le aspettative.
La visita viene effettuata dalla figlia del medico di una squadra di calcio di Serie A. Non la squadra per cui tifano i nani, ma pur sempre una squadra di Serie A di cui loro conoscono punteggi, giocatori e posizionamenti in classifica. 

Lei, a sua volta mamma di due bambini più piccoli ancora estranei per motivi anagrafici al fantastico mondo del calcio, è una persona di una delicatezza inusuale. E' albina, chiarissima di pelle e di capelli con una vista scarsa, aiutata da un paio di lenti molto spesse, che rendono i suoi occhi due piccole fessure.
Anche con gli occhiali, per leggere avvicina i fogli fino a sfiorare la punta del naso.

Adora i nani, addirittura se li ricordava dall'anno scorso e solo per questo, ha conquistato M in maniera definitiva.
Chiacchiera con loro, scherza, ride alle loro battute. Loro la abbracciano come fosse una di famiglia e la riempiono di domande.

Alla fine della visita tutti i tracciati ondulanti usciti dalla macchina devono essere letti e interpretati dal medico della squadra di Serie A, suo padre.

Occhi piccoli e chiari, sorriso che fa venir voglia di affidargli tutto quello che hai lì su due piedi, camice bianco aperto.
L'anno scorso appena entrato nella stanza senza nemmeno toccarli, al primo sguardo aveva indovinato che il nano mangiava troppa poca verdura e frutta (ribadito quest'anno) e non beveva abbastanza (ribadito anche questo).
Per il mezzonano aveva previsto un futuro da campione, lo stesso che trenta anni prima aveva giustamente previsto per un altro Francesco. Da uno sguardo aveva capito che il mezzonano giocava in porta e che era mancino, lasciando M di stucco.

Ieri ha confermato il tutto aggiungendo che il mezzonano guarda troppo spesso la tele girato di profilo e gli ha consigliato di cambiare divano. Cosa che M e H gli dicono tutte le sante sere.
M è rimasta nuovamente ammirata da questo uomo gentile e sorridente, capace di parlare a piccoli e grandi con la stessa gentilezza e lo stesso tono ironico.

I nani sono sani e possono continuare la loro attività sportiva.

Se ne sono andati con la promessa degli autografi di tutta la squadra. Cose che si dicono, ha pensato M.

Poi ieri sera M ha ricevuto un messaggio, era la figlia chiarissima del medico sportivo di Serie A. Voleva sapere se gli autografi i nani li volessero su una maglietta o su una foto.

Le gentilezza (e l'amore) salveranno il mondo, altro che.






martedì 6 giugno 2017

Forse non tutti sanno che


si può scegliere il colore dell'apparecchio per i denti;
si può, dopo aver scelto il colore dell'apparecchio per i denti, financo personalizzarlo con adesivi e immagini varie come ad esempio lo stemma della Juventus;
per questi due motivi, si può accogliere la notizia di doverlo tenere per un paio di anni con un entusiasmo grande e inconsapevole ma non contagioso;
anche i denti da latte, che quando cadono sono piccoli e con la base piatta, in precedenza hanno avuto radici profonde;
i denti definitivi durante la loro discesa per prendere il posto dei denti da latte si "mangiano" le loro radici ed è per questo che contestualmente i denti da latte cominciano a dondolare e cadono (non tutti);
alcuni bambini che rompono su tutto, si lamentano, fanno capricci, in occasione dell'estrazione di due denti che non ci pensano nemmeno a dondolare perché hanno ancora le radici ben salde, possono restare impassibili durante l'estrazione e anzi uscirne sorridendo;
andare a scuola con una garza masticata tra i denti, leggermente macchiata di sangue fa figo più del ciuffo;
per pulire l'apparecchio (fisso) dei denti tutte le sere occorrono minuscoli scovolini di diverse dimensioni e una vista incompatibile con l'età di un genitore;
per tutta la durata dell'apparecchio (due anni circa) non si possono mangiare, gomme caramelle e la pizza con la mozzarella?

Ieri pomeriggio M ha portato i nani dal dentista. Il mezzonano, molto contento, ha messo l'apparecchio (fisso) e ora lo mostra con fierezza a ogni passante.
Il nano ha estratto un dente da latte inamovibile e fedelissimo senza fare una piega, solo rimandando alla settimana prossima la seconda estrazione prevista insieme alla prima e adesso gira con una bustina con dentro il prezioso amico con tutta la sua radice e fa il figo con una garza salivosa tra i denti, che manco la sigaretta di Humphrey Bogart.

venerdì 22 luglio 2016

La signora numero 819

Ieri pomeriggio ore 14.00
"Buongiorno ho un appuntamtno per una mammografia"
(pratiche varie)
"La chiameranno con il numero 820"

Pochi minuti più tardi.

"Numero 820?"
"Si buongiorno.."
"Venga, si accomodi qui e si spogli la parte superiore"
(svolgimento esame)
"Bene adesso aspetti qui in corridoio; se è tutto a posto le portiamo il referto, altrimenti verrà il dottore"
"Ok grazie".

Quindici lunghissimi minuti più tardi arriva un tipo, anziano, minuto, e senza camice.

"Signora M?"
"Si"
"Venga.."
"No guardi io già fatto l'esame, aspetto solo il referto.."
"Lo so sono il dottore B, mi segua"

(corridoio stretto e per fortuna breve)

Si entra in un stanza piccola,con una scrivania stretta e due monitor grandi in quello a destra il profilo di una tetta del 2015 e in quello a sinistra il profilo di una tetta (lo stesso) del 2016. 
Quella del 2015 è tutta uguale, come ricoperta da uno strato uniforme di nebbia. 
Quella del 2016, nella la nebbia, ha due buchi.

M si siede davanti alle tette del 2015 e del 2016.
Il dottore minuto senza camice si siede accanto a lei.
"Allora.. M ha detto?"
"Si, M"
Lui digita sulla tastiera il nome di M e le tette scompaiono dai monitor. Al loro posto altre due tette stessi anni ma identiche tra loro.
"Quindi quelle di prima non erano le mie?"
"Per sua fortuna, no"

Io non l'ho vista la signora numero 819, ho visto solo i profili delle sue tette del 2015 e del 2016 sul monitor, ma ho pensato a lei tutto il giorno ieri e ancora oggi sto pensando a lei.

Ieri è morta Irene Bernardini. Aveva una rubrica che M seguiva sempre sulla sua rivista preferita. Forse è stata anche lei una signora numero 819.
A lei è dedicato questo post.






mercoledì 25 febbraio 2015

Nel tunnel

Il primo diceva un sacco parolacce, parlava con l'accento del babbo. Era stato risolutivo e drastico. Gentile e non aveva voluto essere pagato anche se era la prima volta che li vedeva ed era una delle sere tra Natale e capodanno.
Il secondo l'aveva soltanto guardato e consigliato sul da farsi. Era stato affettuoso e paterno, serio e umile, buono.
Il terzo aveva dato a M della rompiballe ma poi forse si era ricreduto. Aveva detto che si sarebbe divertito molto con il nano. Aveva fatto un ottimo lavoro e molte fotografie per tenerne traccia. E si era affezionato un po'.
Il quarto è stato professionale e lapidario. Ha fatto conoscere a M cose che ignorava bellamente e l'ha messa di fronte a necessità impellenti che non sapeva di avere come una logopedista e un piccolo intervento chirurgico e l'apparecchio.
Oggi è stata la volta del quinto dentista del nano. Giovanissimo, con quel distacco che solo i giovani maschi senza figli hanno nei confronti dei bambini. Veloce, didascalico poco avvezzo ai piccoli pazienti.
M è entrata in questo tunnel di camici e mascherine verdi il 29 dicembre e non vede la luce.
P.s. la frenulectomia è andata bene e per la gioia del Mezzonano il frenulo del fratello non è stato asportato, bensì alzato ed è quindi ancora con noi.

martedì 24 febbraio 2015

Mi manca

Stasera dopo cena, mentre M era completamente assorta nel primissimo sacro ascolto del disco di Jova, uscito oggi e pervenutole a casa grazie a un autonomo e provvidenziale preacquisto su amazon, di cui si era completamente dimenticata e accolto quindi come un regalo inaspettato, il Mezzonano all'improvviso è scoppiato a piangere.
Dopo una serie di materni e accudenti "cosa hai" e "perché piangi", anche il nano, che vivendo con il fratello in una simbiosi necessaria quanto dannosa, aveva capito subito la situazione, è scoppiato in un pianto dirotto.
M e H alquanto meravigliati li hanno consolati per un po' senza capire cosa fosse successo, fino a quando il Mezzonano ha pronunciato un fatidico "mi manca".
Il suo "mi manca" non si riferiva a essere umano partito o distante.
Il suo "mi manca" veniva subito dopo seguito da "il frenulino".
Domani il nano subirà la frenulectomia e il Mezzonano già sente la mancanza del suo frenulo, ribattezzato affettuosamente frenulino, che è stato talmente idealizzato da divenire parte fondamentale e irrinunciabile del fratello, degno di vita propria e dunque essere vivente a se stante.
Il Mezzonano si è al momento calmato solo dietro la promessa da marinaio di riportare domani a casa il povero frenulino in una scatola.

martedì 20 gennaio 2015

Tra le altre cose

Il nano è stato allattato al seno per 10 mesi, 5 dei quali da una tetta sola. Questo ha comportato, tra le altre cose, che M per 5 mesi ha avuto una tetta taglia seconda e una tetta taglia quarta, particolare ben evidente nelle foto del matrimonio.

M ha allattato per tigna, con una fatica inenarrabile, contro il parere della ginecologa che a un mese dal parto le disse che nessuna donna sana di mente avrebbe continuato nelle sue condizioni, contro il volere del nano che non aveva l'istinto di suzione e la costringeva a utilizzare strani capezzoli finti di cautchu.
Ha allattato perché le avevano fatto credete che rientrasse nei doveri di una madre. Ha allattato nonostante sia cresciuta a latte artificiale, perché il pediatra le aveva detto di allattare e perché nessuno le aveva mai rivelato l'esistenza di un farmaco magico fatto apposta per evitare l'allattamento.
M ha allattato per 10 mesi, anche se considera l'allattamento al seno pratica odiosa e poco elegante,  pressoché inutile e spesso imbarazzante.

Oggi era al controllo dal dentista del nano. Non il dentista che gli ha ricostruito il dente una settimana fa, ma quello che possiede pieni poteri nella scelta di mettere o meno l'apparecchio.
Dopo una serie infinita di
"Apri, chiudi, deglutisci"
Il dentista si è rivolto a M
"Lei lo ha allattato al seno?"
"Sì!"
"Già..vede ecco il nano soffre di deglutizione infantile. Succede quando si è stati allattati al seno a lungo. Lei ha allattato a lungo?"
"10 mesi.."
"Già..adesso prima di mettere l'apparecchio deve andare da una logipedista per imparare la deglutizione adulta, forse basteranno un paio di mesi.."
"..."

Insomma l'allattamento al seno può avere, tra le altre cose, anche effetti prolungati nel tempo.

La buona notizia è che il mezzonano, dopo la scoperta del farmaco magico, non è stato allattato al seno nemmeno una volta.

Ps. Oltre alla logipedista il nano dovrà sottoporsi a un intervento di frenulectomia, ma ne parleremo più avanti.

lunedì 12 gennaio 2015

Dipende tutto da noi

Doveva essere il giorno della ricostruzione del dente del nano.
E in effetti questo pomeriggio il dente è stato perfettamente ricostruito.
Il nano è stato molto bravo per tutto il tempo con la musica nelle orecchie, senza un lamento e con mille domande. Fierissimo per essere stato eletto paziente preferito, e felice per essersi meritato in premio un orribile dentatura finta che usano gli studenti per impratichirsi, a cui mancano tre denti.

Il dentista anche è stato molto bravo. Il dente sembra quello di prima ed è impossibile trovare un segno che indichi che è stato riattaccato.
È perfetto.

Ora basterà seguire le sue semplici regole:
Non usare gli incisivi per strappare nulla nemmeno un pezzo di pizza o una bustina.
Non usarli per staccare due pezzi di Lego incastrati tra loro.

Non mangiare le unghie.

Non mordere cibi duri tipo carote finocchi mele.
Non prendere colpi.
Non digrignare i denti (pratica assai diffusa qui da noi).
Non fare movimenti che provochino uno sforzo di leve tra i denti di sotto e quelli di sopra.

Insomma dipende tutto da noi. E, come diceva Nanni Moretti in quel capolavoro che è Caro Diario, se dipende da noi, non ce la faremo mai.

Ps. Oggi in realtà, giorno della ricostruzione del dente del nano, è successo un avvenimento che ha lasciato M stordita arrabbiata e triste. Il dente è stata in realtà la parte bella della giornata.

mercoledì 7 gennaio 2015

A casa tutti bene

Oggi M e H sono tornati in ufficio e i nani a scuola dopo 18 giorni di vacanza e qualche piccolo incidente domestico, autoprodotto.

H a causa del suo giradito all'alluce, zoppica un po' e se fosse per lui andrebbe in giro con la ciabatta destra al posto della scarpa, come ai tempi del morso del pesce ragno, che era settembre e il clima lo consentiva.

M combatte con un'infezione dolorosissima all'orecchio destro ma non si arrende e nonostante abbia provato che senza orecchino sta bene, si ostina a tenerlo perché dopo 20 anni non le sembra possibile né giusto rinunciare.

Il nano, fierissimo, si è presentato a scuola con quel che resta del suo incisivo sinistro suscitando la curiosità e la preoccupazione di grandi e piccoli.

Il Mezzonano, l'unico a non essersi procurato danni e che godeva di ottima salute, nella notte è stato preso da terribili crampi ai polpacci.

Buon rientro a tutti, si ricomincia.

lunedì 5 gennaio 2015

Dentista e rompipalle

Oggi M e il nano sono andati dal dentista ufficiale di famiglia per quantificare il danno e capire come procedere.
Il danno:
In una scala di traumi ai denti M ha saputo che quello del nano è un bruttissimo trauma sia per il danno in sé evidentemente importante, sia per l'età del nano.
Tuttavia il dente è vivo ed è la cosa più bella della giornata.

Il pezzo mancante, amorevolmente custodito da M in un contenitore per lenti a contatto, immerso nella fisiologica come consigliato da "porca merda", e curato in questi 7 giorni meglio di un prezioso germoglio, è inservibile.

Come procedere:
Dopo una serie infinita di domande e fotografie, si è deciso quanto segue: il nano verrà operato lunedì 12 alle ore 15. L'intervento, per nulla invasivo, durerà 2 ore e mezza e probabilmente non necessiterà di anestesia.
L'innesto sarà provvisorio e di una durata non specificata. Molto dipenderà dalle attività frenetiche e più o meno violente seguite dal nano.

Varie:
Il nano si siede sulla sedia del dentista con una disinvoltura che M non ha nemmeno dalla manicure, inconsapevole della mostruosità degli attrezzi che lo circondano e anzi dagli stessi incuriosito.
Il dentista che lo opererà è specializzato in questo tipo di traumi, tifa Lazio, considera M la classica mamma iperansiosa e preferirebbe che all'intervento non assistessero "rompipalle".
M ha appurato che lei non era compresa in quel "rompipalle", tuttavia non essendo stata rassicurata a sufficienza, durante l'intervento del nano ha programmato una pulizia dei denti per sé.

mercoledì 31 dicembre 2014

L'inci-dente e i suoi insegnamenti

Da questa vicenda dell'inci-dente del nano M ha imparato parecchie cose:
Non c'è essere umano che non abbia un parente, un amico, un conoscente prossimo a cui non sia successa la stessa cosa;
I dentisti sono molto diversi tra loro anche quando concordano su una strategia;
La paura l'ansia e l'angoscia che prendono un genitore quando un figlio si fa male sono insostenibili;
L'espaniola ha avuto un grande coraggio e ha dimostrato una forza sovrumana due anni e mezzo fa di fronte all'incidente ben più grave dell'espaniolita e a lei sono andati i pensieri di M in queste ore;
Non importa quanto possa essere definitivo o grave il danno, l'importante è tornare a casa tuti insieme, e non a tutti succede e un pensiero va a V e M che invece sono tornati a casa in tre e senza capirne il motivo;
H e M hanno reazioni diametralmente opposte di fronte a avvenimenti del genere, nei tempi e nei modi, ma efficacemente complementari;
L'incisivo sinistro è il dente numero 21;
Si può andare da un dentista mai visto prima alle sette di sera e essere trattati come un figlio;
Si può essere belli anche senza il dente numero 21;
I denti hanno radici che ci mettono anni a chiudersi;
Una madre dovrebbe ricordare o per lo meno riportate su un taccuino le date della dentizione dei figli, sia quella da latte che quella definitiva, perché può capitare di essere sottoposte a un interrogatorio sul tema e trovarsi totalmente impreparate è imbarazzante;
8 anni è l'età peggiore per perdere un dente perché non si è abbastanza piccoli da averlo da latte né abbastanza grandi da avere la radice chiusa;
Un bambino di 8 anni può reagire in una strana maniera di fronte alla perdita di un dente, anche chiedendo di fare il bagno caldo nella vasca tre volte al giorno.
Buon 2015, buona fine e buon inizio a tutti voi che passate di qui da una M un po' provata ma felice.

martedì 30 dicembre 2014

Se ci dice culo

Ci sono dei momenti che non si dimenticano più. Dei momenti che una volta accaduti entrano nella storia di ognuno di noi e nei racconti familiari e si tramandano. Possono essere belli o brutti, non importa. Sono i momenti per i quali esiste un prima e un dopo come si scriveva qualche post fa.

Ieri qui all'Altro Mare in casa della cugnida è avvenuto uno di quei momenti.
Dopo essere usciti indenni dalla pericolosissima pista di pattinaggio più lunga d'Europa, i nani si sono diretti a casa del cugino per cena e pernottamento perché qui nella patria del divertimento sfrenato la movida inizia da piccoli.
Dopo circa tre minuti dall'ingresso in casa, mentre M e H mostravano alla cugnida pigiami e spazzolini, dalla stanza al piano di sopra è arrivato un grido seguito da un pianto preoccupante. M si è precipitata su per le scale e si è trovata di fronte a uno di quei momenti.
Per farla breve il nano ha sbattuto il muso per terra e ha perso l'incisivo sinistro. "Non tutto, il 90% porca merda" ha detto il dentista che lo ha visitato poco dopo, davanti al nano che oggi di tutta la vicenda ricorda solo quel porca merda.
Adesso se ci dice culo, sempre a detta del dentista, il dente potrà essere riattacato tra parecchi mesi e intanto è stato conservato con cura sotto fisiologica in un minuscolo contenitore trasparente che finirà nel bidone in uno dei raptus di ordine di H.
Se invece non ci dice culo, se il nano cominciasse a avere dolori insopportabili che "non c'è Aulin che tenga" bisognerà intervenire subito con un'operazione brutta e difficile.
Dipende tutto da come vanno le prime 48 ore dal trauma.
Adesso mentre M scrive ne sono passate 23 e finora tutto ok. Incrociamo le dita e speriamo.

lunedì 13 ottobre 2014

L'ultima a sapere

Ogni giorno all'uscita di scuola M chiede ai nani un ragguaglio.
Che avete fatto oggi?
Cosa avete imparato?
Vi siete divertiti?
Qualcosa da dichiarare?
Sono le 4 domande di rito, che restano sempre senza risposte.
Le stesse 4 domande vengono poi inutilmente ripetute la sera a tavola.
Giovedì sera M lavorava alla redazione dei panini e distrattamente seguiva una chat
delle mamme dissidenti della classe del nano. Le mamme dissidenti sono quelle che, stanche dei continui messaggi, hanno abbandonato la chat ufficiale della classe e ne hanno creata una nuova. Sono le mamme simpatiche.
Sono poche ma buone.
A un certo punto una mamma chiedeva informazioni su un braccio rotto e M scopriva con un po' di amarezza per non essere stata avvisata dal nano, che Susanna, la preferita del nano dalla prima elementare, si era rotta un polso a scuola durante la ricreazione.
Venerdì pomeriggio M incontrava una mamma dissidente.
"Ma davvero Susanna si è rotta un polso a scuola?"
"Sì.."
"E quando?"
"Martedì"
"Mannaggia..Non sapevo niente.."
"..."
"Ma proprio rotto?"
"Sì sì ha il gesso"
"Poverina e come è successo?"
"Uno scontro con il nano."
Così M ha scoperto, avvilendosi due volte, che non solo non era stata avvisata che Susanna si era rotta un polso a scuola, ma anche che il responsabile era persona a lei parecchio vicina.
Interrogato poco dopo il nano raccontava di un incidente involontario in cui entrambi guardavano in direzioni opposte: l'orologio lui, indietro lei.
"Quando vi chiedo tutte le sere se è successo qualcosa o se avete qualcosa da dichiarare, intendo chiuse del genere!"
"Ah, ok.."
La madre è sempre l'ultima a sapere.

martedì 30 settembre 2014

Ogni maledetto lunedì

La giornata di lunedì è per M particolarmente pesante:

in ufficio si accumulano tutte le cose del weekend e quindi c'è un sacco da fare e inoltre ogni maledetto lunedì lei ha preso l'impegno di inviare un report settimanale ad alcuni colleghi che forse lo destinano direttamente nel cestino, ma lei una volta preso l'impegno va avanti e lo onora.

A scuola i nani escono uno alle 4 e uno alle 4.30 e questo le permette di fare la "doppia ripresa" in motorino e cioè prenderne uno portarlo a casa, tornare a scuola a prendere l'altro e portare a casa anche lui.

Il lunedì inoltre quest'anno è la giornata del nuoto dei bambini e la kamikaze che alberga in lei, che l'anno scorso ha disertato quasi l'intera stagione, quest'anno ha deciso di tornare.
E questa è la normale routine.

Ieri in particolare dopo la piscina dei bambini, M doveva andare in parrocchia (...) a iscrivere il nano al catechismo.
La cosa le dava non poca ansia essendosi lei sposata in comune e non avendo molta confidenza con chiese e parroci. Tuttavia Don Andrea (dopo H, il pediatra, il ginecologo, Lui, anche il parroco si chiama così) le è talmente piaciuto che è arrivata a invidiarne la serenità assoluta e priva di ombre.
Dopo l'iscrizione al catechismo, M è tornata a casa per ricordarsi immediatamente di dover passare in libreria per ultimare l'ordine dei libri del nano, quindi (particolare degno di nota) si è tolta le scarpe (chiuse) che portava dalla mattina si è messa quelle aperte e è andata in libreria.
E' scesa al piano seminterrato della libreria, ha fatto il suo ordine e risalendo ha sbattuto l'alluce destro al bordo dello scalino e ha perso la quasi totalità dell'unghia con tanto di smalto adorato amarena.
Serafica senza fare un beo, ha continuato a salire le scale, si è fermata a comprare il latte ed è tornata a casa sanguinando, con le lacrime che le scendevano sulle guance.
Una volta a casa il nano l'ha guardata sanguinare..e ha voluto assistere alla medicazione casalinga, dolorosissima. 
M era sul punto di commuoversi per la sua sentita e inaspettata partecipazione quando:
"Dai mamma.. non sarà mica più doloroso di quando siamo nati noi.." ed è tornato davanti alla tele, incurante di sangue, lacrime e dolore come ogni maschio Alfa che si rispetti.

mercoledì 24 settembre 2014

Corsi e ricorsi

17 anni fa.
Nel lontano 1997 M si laureò. E organizzò una festa di laurea invitando i suoi amici.
Non c'erano ancora i telefonini, qualcuno l'aveva ma M no e quindi gli inviti li fece per telefono.
Una telefonata a un amico di vecchia data che non sentiva da un po' fu questa:
"Ciao Giorgio sono M è un sacco che non ci sentiamo, come stai? Io tutto ok volevo invitarti alla mia festa di laurea il 14 giugno..la faccio al mare..Non puoi mancare!"
"Ciao M.. sai mi becchi in un momento un po'così.."
"No non ti inventare niente..ci vieni e basta!"
"Immagino tu non abbia saputo ma stanotte è mancato mio padre.."
Il padre di Giorgio era stato il professore preferito di M all'università. Tra loro fin dai tempi in cui lei andava alle elementari c'era sempre stata una forte simpatia. All'momento della telefonata lui aveva un importante incarico a livello nazionale e la sua morte era di dominio pubblico. Pubblico ms non di M.
Giorgio non andò alla festa di laurea il 14 giugno.
Oggi.
Circa sei mesi fa in questa fantastica comune che è il giardino di VR una MdVR ha chiesto in prestito a M il mini pimer. M non è una assidua cuoca, ma erano un po'di giorni che H le ricordava di richiederne la restituzione. Siccome da un po'di tempo M non la incontra, stasera si è decisa a chiamarla.
"Pronto ciao come state?"
"Ciao M in effetti un po'così.."
"..."
"Stanotte è mancata la mamma di husband"
"...mi dispiace molto..Non sapevo niente.."
"Già...siamo tornati adesso.. tu perché chiamavi?"
"..no.. niente lascia stare.. una cavolata davvero.."
"No..dimmi.."
"..Bè...il mini pimer..lo avete ancora voi?"

lunedì 28 luglio 2014

806

di Nadia Terranova
La differenza è tutta lì, nel fatto che entri al reparto oncologia e non sei il paziente ma quello che lo accompagna. Il figlio, la nuora, la migliore amica, il cognato: non importa. Tu sei quello che accompagna e ti siedi accanto alla persona accompagnata. Una linea spacca la sala d’attesa a zigzag e separa gli accompagnatori dagli accompagnati. Non cercare solidarietà nel tuo insieme di riferimento: non la troverai. Non chiederti se quelli dell’altro insieme, fra loro, sono solidali. Probabilmente no o forse sì, di sicuro non ti riguarda. Ti siedi e parli, dici delle cose, delle cose come «compro una bottiglietta d’acqua» oppure ti giri a guardare la libreria con i libri donati e le regole battute a macchina, bisogna comunicare a un infermiere la data in cui si prende in prestito un titolo. E tu che titolo prenderesti? Come sono brutti quei titoli. Un Moccia del 2006, strenne di giornalisti, doppioni di Coelho. Il tutto dà un’idea di scatolone del 26 dicembre, quello con i regali che ci hanno fatto schifo: ricicliamoli anzi no, diamoli via per una buona causa, sai che mi hanno detto che puoi donarli a una biblioteca del reparto oncologia…? O invece no, quelli sono veramente i libri che leggono le persone e tu non hai nessun contatto con il paese reale, sono stati regalati con amore e convinzione. Hai voglia di sfasciare la libreria, di prenderla a calci. E che ci metteresti, sentiamo? Il principe Myskin? Harold Brodkey e il suo aids? Romanzi e memoir a tema? Sentiamo con quanta buona letteratura arrederesti l’attesa di un malato di cancro.Trrr, trrr, trrr.Il numero 806 lampeggia in rosso, 806, 806.«Dai, su»Hanno esaminato 805 pazienti e adesso tocca a noi? Come ce l’avranno il cervello, dopo 805 incontri? Perché dovrebbero soffermarsi proprio sull’ottocentoseiesimo? Scema, il tabellone è partito direttamente da 800. Vorresti entrare e chiedere subito: scusi, perché partite da 800? Cosa le interessa, signora? No, io lo voglio sapere. Se non ci capiamo su queste cose come possiamo capirci… Signora, è lei la paziente? No. E allora? Ecco, tu questo dialogo non lo vuoi fare. Entri e dici solo buongiorno, ci sono due tizie in camice bianco, non le hai mai viste prima. E il dottor A.? Il dottor A. sta arrivando, accomodatevi. E il dottor M.? Sì, sta arrivando anche lui. Il dottor A. è l’illustre primario che hai soprannominato Lo Stronzo e il dottor M. è il suo assistente, che invece fa sempre i sorrisi alla Persona Accompagnata. Non gliene frega niente, alla Persona Accompagnata, di questa differenza che hai inventato tu, né di puntare il dito contro i modi più o meno gentili di chi ha solo il compito di tenerla in vita. E nemmeno a te fregava, un tempo: non voglio un medico empatico, voglio un medico bravo, affermavi con sprezzo bioetico quando eri una giovane e cinica studentessa di filosofia.Ora vorresti chiamare quella ventenne e chiederle per favore: siccome sono ancora sicurissima che tu abbia ragione, potresti interagire al posto mio con lo Stronzo? No, perché io nel frattempo ho scoperto che se si rivolge un’altra volta alla Persona Accompagnata con quell’aria di sufficienza e quel sorrisetto del cazzo, gli metto le mani al collo. E vorresti farlo davvero, mentre entra seguito dagli assistenti e dai laureandi come un feudatario con dietro il vassallo il valvassore e il valvassino, mentre entra e ti saluta con quella vocina, mentre entra e dice buongiorno allora come andiamo la trovo bene, con quella vocina che si è dimenticata un dettaglio: dottore, venga da quest’altra parte della linea, venga qui, coraggio, dismetta quell’aria da stronzo e si sieda dal mio lato, perché anche lei è una Persona Che Accompagna e nulla più. Invece non appena va in scena l’ennesimo atto della commedia, barcolli. Perché i ruoli non puoi ridiscuterli e non potrai ridiscuterli mai: lui decide, tu ascolti, la Persona Accompagnata esegue. Puoi girarla come vuoi, puoi gridare, domandare, protestare, tirare calci, puoi sospettare, non fidarti, chiedere spiegazioni o terapie alternative (e allora che fai, te la prendi tu la responsabilità di trovare un’altra cura per la Persona Accompagnata? Auguri), ma comunque da quel gioco non esci. Accomodati, iniziamo.Iniziamo, e anche finiamo. I controlli periodici sono brevi, sono palpare domandare confermare, continuiamo con la terapia. Non avrei osato sperare, dice Lo Stronzo, e ci penserai per giorni alle sfumature di quella frase senza speranza, la speranza è stata abilmente occultata, la speranza non c’è mai, non si fanno promesse, non si illudono i pazienti né le persone che li accompagnano. «Non avrei osato sperare» non precede «e quindi ora spererò». Significa solo: non speravo e invece tutto sommato le dirò, non si spera ma qualche volta va meglio, possiamo ritenerci già soddisfatti. (Già è un anno in più del paziente). Già. Già, ha ragione dottore.(Stronzo)La Persona Accompagnata sorride, saluta, stringe la mano. Ti fa cenno di andare. Tu non ti muovi, non riesci a muoverti. Il vassallo il valvassore e il valvassino si accorgono di quella immobilità e ti guardano come si guardano i pazzi e gli scemi, quelli che non applaudono alla parata, quelli che salgono a sorpresa sul palcoscenico di Sanremo, quelli che rompono i coglioni senza un’idea precisa. Anche la Persona Accompagnata ti guarda così, vuole solo uscire, andare al bar e mangiare un gelato, vuole andare via di lì, attraversare la sala d’attesa e fuggire lasciandosi alle spalle la linea a zigzag, vuole tornare nel mondo dove gli uomini si dividono in biondi e bruni, ricchi e poveri, fighi e cessi, non in accompagnati e accompagnatori. Anche tu vuoi tornare là fuori in fretta, ha ragione, cosa ti è passato per la testa. «Qualche problema?» Lo Stronzo ti guarda con compassione, sa che hai mille domande, sa che ne hai una sola, sa benissimo che non la farai. (Dottore, scusi, per quei libri non possiamo fare niente? Quelli in sala d’attesa, intendo) (No, la domanda è: vivrà? Dottore, mi dica che vivrà per sempre). «Allora? C’è altro che vuole chiedermi?». Non c’è altro. Da qualche parte, in sala d’attesa, sta lampeggiando il numero 807. 

M qualche anno fa è stata quella che accompagna. E voleva condividere questo bellissimo post con voi che passate di qui.

lunedì 7 luglio 2014

Girls

Una fa quarant'anni tra pochi giorni ed è in cerca di un tema per la sua festa e di un vestito ma non per forza in questo ordine;
Una ha perso il suo più importante riferimento ed è persa dentro una bolla che la difende e la opprime insieme;
Una è molto preoccupata per un esame che la aspetta venerdì alle 14 mentre lei avrebbe voluto farlo ora e togliersi il pensiero;
Una ha una sorella che ha perso il senso e in cambio ha trovato un pigiama un po' grande, una pila di giornali vecchi e una tazzina da caffe;
Una ha un problema parcheggiato in garage, con quattro ruote ma solo tre posti;
Una ha un marito con la febbre da due settimane ma non si capisce perché e invece forse la febbre per una buona volta vorrebbe averla lei e essere coccolata un po' perché dopo un inverno a soffiare nasi e dispensare antibiotici ai nani questa proprio non ci voleva.

Sono alcune delle amiche di M. M vorrebbe abbracciarle tutte anche se non per tutte riesce a trovare il tempo.
E anche se non tutte vogliono essere abbracciate.

lunedì 23 giugno 2014

Coraggio e paure

I labirinti di scaffali con cassetti che contengono ricordi dimenticati.

Le scale e le piante grasse come una persecuzione divina.

Le persone che si dividono in gruppi, accomunate dal modo di reagire a un evento traumatico, tra questi spiccano: i drammatici che per loro niente sarà più come prima; i semplicisti che non è niente e che vuoi che sia; quelli che è successo anche a loro e molto peggio o se non a loro direttamente, a un amico, che te devi solo considerarti fortunata altro che; e quelli in fuga che non sanno gestire il cambiamento e che se non sei al 100% è meglio niente.

Le parole più semplici che nei cassetti non le trovi più.

La ritrovata sigaretta che quando sei allergica a tutto, è davvero un piccolo lusso.

Gli occhi lucidi per le confidenze che fanno fatica a uscire ma una volta fuori quanto si sta meglio.

Un regalo di compleanno inaspettato e probabilmente immeritato.

Un piccolo libro in soccorso e qualche compito per i prossimi giorni.

Oggi M è andata a trovare la collega alta caduta dal trullo quasi due mesi fa. Alla collega alta non è dato sapere, ma a M questa visita ha fatto bene al cuore.

giovedì 12 giugno 2014

Cu nasci tunnu non pò mòrere quadrato

Due anni fa il 28 maggio ho avuto un brutto attacco di panico. Non è stato il primo ma è sicuramente stato il più brutto. È durato un sacco, sembrava non finisse più. Diciamo la fase acuta sei ore circa. A quel brutto attacco nei giorni e nelle settimane successive ne sono seguiti altri sempre improvvisi più piccoli nei momenti più strani, me ne ricordo uno durante la visita medica dell'ufficio, che a momenti lo stetoscopio scoppiava..una a mensa..una in spiaggia, una in aereo una prima di partire, una da un collega.
Tutti nel giro di un mese.
Mi sembrava di non uscirne più, di essermi ammalata.Vedevo le persone per strada le invidiavo perché stavano bene e io no e mi chiedevo perché loro si e io no. 
Da allora non sono più stata tranquilla come prima, ma ora sto molto meglio.
Ho la consapevolezza che ho dei limiti, delle difficoltà, delle cose di me che non posso governare. 
So che succederà ancora, spero che non sia con i bambini o in motorino. Spero di riuscire a controllarlo un po'.
Spero non arrivi mai, ma in fondo lo aspetto sempre.
Non siamo invincibili noi esseri umani.
Abbiamo limiti, difficoltà.
Ci rompiamo, andiamo in tilt, ci fermiamo.
La consapevolezza di non poter contare su me stessa al 100% mi fa star male, mi fa paura.
Il pensiero di essere stata fregata proprio da me, da quella parte di me che non riesco a controllare mi spaventa.
Ma anche quella sono io.
Un piccolo pezzo di me e devo conviverci.
Certi giorni non ci penso nemmeno più, forse in quei giorni sono come quelle persone che invidiavo tanto perché le vedevo stare bene.
In quel mese di due anni fa pensavo di non tornare più a vivere come prima, a respirare senza affanno, a sentire il cuore battere normale senza fretta.
Ma per fortuna non è stato così.
Siamo macchine quasi perfette, tutto sta a far pace con quel quasi.
I siciliani dicono che uno che nasce tondo non può morire quadrato. Io credo che uno che nasce tondo al limite può morire ovale, come un tondo un po' schiacciato.