mercoledì 15 gennaio 2025
Addio ai monti
mercoledì 18 marzo 2020
La scuola digitale
La trasformazione da scuola normale a scuola digitale è stata, nella nostra esperienza, lunga e laboriosa.
Ma alla fine il bruco è diventato farfalla e da ieri i nani sono collegati con i compagni di classe e le insegnanti per qualche ora al giorno.
Tutto molto bello, se non che.
Se per le aziende mettere in smart working i dipendenti è stato uno sforzo enorme di risorse umane e tecnologiche, per le famiglie passare alla scuola digitale è stato molto peggio (e non tutte ci sono riuscite).
La scuola digitale infatti non è per tutti.
1) richiede competenze informatiche avanzate che non tutte le mamme hanno (i papà si vaporizzano anche in smart working tra le 8 di mattina e le 19);
2) richiede disponibilità di device e indispensabili accessori (sono esclusi i telefoni perché sarebbe troppo facile) in numero per lo meno uguale al numero dei familiari;
3) richiede un numero di ambienti separati e chiusi per lo meno uguale al numero dei familiari.
Sì, perché la scuola digitale, come quella normale, si frequenta di mattina. CONTEMPORANEAMENTE. E per partecipare necessita di pc con telecamera, cuffia CON MICROFONO, connessione a internet veloce.
In questi giorni M ha connesso tutto il connettibile, ha aggiustato microfoni, attivato telecamere, districato matasse di fili e lavorato come in ufficio.
Ed è diventata riccia e pazza.
giovedì 12 marzo 2020
Beati voi
Sabato li ha visti per puro caso mentre stava andando in piscina a piedi (sospirone) e loro nella loro nonni-mobile vintage le hanno dato un passaggio perché pioveva.
E' capitato altre volte di non vederli, anche per periodi più lunghi, ma il fatto di NON POTERLI vedere la destabilizza un po'.
Cerca di parlarci al telefono tutti i giorni, si accerta del loro stato di salute (buono), dei loro movimenti (pochi) e dei loro bisogni (al momento nessuno).
Ieri ha telefonato all'Arch, essere umano più unico che raro, e una volta in più ha scoperto che la visione del mondo con i suoi occhi buoni è bellissima.
"Pronto?"
"Ciao papà come state?"
"Bene, voi?"
"Bene grazie.."
"I ragazzi che fanno?"
"..eh.. la mattina i compiti poi il pomeriggio giocano alla play, vedono un film o una serie tv.. un po' si annoiano.. oggi il nano è sceso in giardino con l'amico spagnolo ma è tornato subito su.."
"..."
"Ci sei papà?"
"..sì sì stavo pensando.. che beati che siete..
"Beati? in che senso?"
"Che beati che siete a vivere una cosa così.."
"L'isolamento?"
"Sì.. noi non ce lo abbiamo avuto.. alla vostra età con voi piccoli in casa non ce l'abbiamo avuta questa fortuna di stare chiusi a casa tutto il giorno insieme.. quanto mi sarebbe piaciuto.. stare in casa tutto il giorno, godermi la vostra compagnia sempre.. che bello. Godetevela, beati voi."
Soluzioni alternative
"Tipo?"
"Beh è la prima volta che siamo costretti a stare sempre chiusi a casa noi quattro"
"..."
.".è solo il secondo giorno ed è presto per dirlo, ma io mi sto già abituando a questa situazione e non mi dispiace pensa.."
"..."
"cioè voi siete le persone più importanti.. questa è la nostra casa.. noi quattro.."
"..."
"insomma ci vogliamo bene, stiamo bene insieme, non è poi così male.."
"..."
"non dici niente?"
"Beh io posso pure volerti bene, oggi domani per carità.. ma no non mi abituo, piuttosto che abituarmi a una situazione così, mi butto di sotto."
Questa conversazione si è svolta alla fine del secondo giorno di lavoro agile di H.
M ha letto bellissimi articoli in questi giorni sull'occasione che abbiamo di capire tante cose delle nostre vite: per esempio quali sono davvero le cose che contano, le persone a cui teniamo, con chi vogliamo dividere stanze e ore. Un'occasione per conoscerci di più, riscoprirci e riscoprire la voglia e il piacere di fare le cose insieme. O magari, per qualcuno, sarà l'occasione di ricominciare a farle da solo.
Alla fine, quando tutto questo sarà finto e torneremo tutti un po' storditi alla vita normale, saremo diversi da prima. M crede, migliori.
Per il momento i ragazzi stanno reagendo meglio di quanto M si aspettasse. H la preoccupa un po'.
martedì 10 marzo 2020
Lavoro agile, vita meno
L'ufficio di M da ieri è la camera da letto del nano, che ormai ha superato lei e il metro e settanta e tanto nano non è più. Davanti a lei la finestra e dietro di lei la porta, aperta.
L'ufficio di H è la camera da letto di M e H, in penombra, silenzio assoluto e porta chiusa. Lui, seduto davanti al pc, in cuffia con i colleghi oltreoceano, nutre dentro sè sogni proibiti di ristrutturazioni e restauri casalinghi e prima di chiudersi in casa si è approvvigionato dei beni di prima necessità per la sua sopravvivenza: vernici e solventi.
I ragazzi studiano un po' in soggiorno e un po' al tavolo da pranzo. Solo il mezzonano si chiude in camera e si mette alla scrivania serissimo a fare i compiti. Ogni tanto passa da M e le da un bacio, perché tutto si può arginare, ma il suo affetto sconfina ogni limite.
Dopo qualche ora ci si incontra per pranzare insieme e poi di nuovo M e H tornano al loro posto e i nani accendono la Play (santa Play).
Oggi è il primo giorno di "lavoro agile" per M e H e il quarto di scuola a distanza (più distanza che scuola) per i ragazzi.
Il minuscolo puntino rosso che 20 giorni fa era segnato in un punto sconosciuto della Lombardia, adesso è grande quanto mezza Italia e ci comprende tutti al suo interno: NonnaG che oscilla tra l'ossequioso rispetto delle nuove restrizioni e la sua naturale indomita predisposizione alla disobbedienza; l'Arch più mansueto e positivo per indole che non rinuncia al suo lavoro, seppur in versione casalinga, in compagnia dei suoi strettissimi collaboratori. Lo Zio Matto che fa la spola tra la vita esterna e la casa dei Nonni, tenendo M col fiato sospeso. La muta che chiede il permesso anche di salire sul terrazzo condominiale a stendere che non si sai.
E M, che ha dovuto rinunciare alla sua amata piscina e da sabato pomeriggio non nuota più e che, da sempre inquadrata in un mondo di rassicuranti abitudini, in poche ore è riuscita a costruirne un altro più piccolo, a cui già le sembra di essersi abituata.
martedì 28 maggio 2019
La memoria dei pesci
Magari si scorgono delle porte nel sogno, porte a cui non si era mai più pensato, ma che sì certo che c'era quella porta.. e magari dietro quelle porte si trovano stanze non dimenticate, ma sopite, che riaffiorano potenti, come se da quelle stanze non ci fossimo mai allontanati.
A M è successo di sognare tante volte la casa dei nonni, l'ingresso con le marmette a terra, il corridoio largo, il bagno grande e quello piccolo, la "stanza dello sbarazzo" e in fondo il ripostiglio, dove si trovavano sempre le confezioni di cracker di nonno, che non erano quelle di oggi; i cracker erano quadrati, come se nascessero già spezzati a metà, tutti in fila indiana come pezzi del domino.
Il soggiorno curvo,il terrazzino, l'enorme porta a soffietto che si chiudeva male, morbida, che separava il soggiorno dalla sala da pranzo con la tv.
Una casa grandissima che fu abitata da due adulti e sei bambini di età molto vicine tra loro e che M ha conosciuto abitata dai nonni, la zia Giò, il Pediatra e il Cugino Serio e che ha frequentato fino al 2000, quando è stata venduta perché non era più "la casa dei nonni".
Stamattina M dopo sei anni è tornata nella sua vecchia piscina, perché quella nuova in questa settimana non è agibile. La piscina in cui ha imparato a nuotare (1978) con l'istruttore che la allena tuttora.
La piscina dove ha nuotato tutta la vita: quando andava a scuola, quando studiava all'università, con le pance delle gravidanze. La piscina dove ha conosciuto Compagnadicorso (oggi nel suo club di lettura).
E ha avuto la stessa sensazione vissuta nel sogno della casa dei nonni. Tutto era come lo aveva lasciato: le crepe nei muri, le sbreccature sui bordi, il marmo sotto i piedi, la luce. Ha ritrovato la sua panca e la sua doccia, accanto a quella della collega alta volata giù dal trullo, che invece il club di lettura nel frattempo lo ha abbandonato, la mensola per lo shampoo sbilenca come allora, la presa del fon malfunzionante e la sua sedia dove anche oggi si è seduta per asciugarsi i capelli.
Mentre nuotava, le sono venuti in testa pensieri tristissimi e neri e ha fatto fatica a non farsi trascinare giù nell'acqua, perché la consapevolezza del tempo che passa e non torna indietro mai, la uccide.
Alla fine però è uscita all'aria aperta e c'era uno spicchio di sole tra gli alberi.
giovedì 23 maggio 2019
Un epiteto per M
mercoledì 22 novembre 2017
novembre 2017
quelle belle, quelle brutte, quelle che erano belle e poi sono diventate brutte;
quelle che sono sempre state così e così,
quelle facili e quelle meno facili;
quelle lunghe e quelle che durano poco;
quelle utili e quelle che non servono a niente,
quelle di cui sei al corrente e quelle che ignori,
quelle che fanno stare bene e quelle che fanno stare di merda.
Quelle che si credono infinite;
quelle che sembrano insuperabili,
quelle che dipendono da te e quelle che sono da te indipendenti;
quelle necessarie,
quelle volute e quelle che capitano per caso.
Quelle a cui tieni da morire e quelle di cui non ti frega niente,
quelle a colori e quelle in scala di grigi;
quelle che riguardano solo te e quelle che condividi con altri.
Tutte, proprio tuttissime le cose, hanno sempre due elementi in comune: un inizio e una fine.
Che tu lo voglia o meno,
che tu dia loro una direzione oppure che le lasci andare dove vogliono, hanno tutte un inizio e una fine, sempre.
L'inizio è sempre un'incognita.
La fine invece può prendere svariate pieghe:
può essere dolorosa certo, oppure, a volte, liberatoria.
Può essere attesa come una soluzione, o essere paventata come il peggiore dei mali.
Può essere agita o subita, prevista o inaspettata, sperata o ignorata.
Può essere scontata, ma più spesso può sorprendere.
Può essere obbligata e può essere una scelta.
E può essa stessa essere un'incognita: quando diventa l'inizio di qualcos'altro.
Il mese di novembre ha un significato preciso per M, quello della fine. E anche quest'anno non si è smentito.
venerdì 22 settembre 2017
Eleven

Prima media
40 di piede
smorfie e gesti sconosciuti ma identici, tra voi pari
i tuoi youtuber e i loro video
la prima volta che chiedi "una cosa da vestire"
il mondo delle femmine visto con curiosità, e un po' più da vicino
i jeans sempre più corti
la felpa col cappuccio calato sulla fronte
e "lasciami all'angolo, ok?"
Ancora qualche buco in bocca, tra un dente e l'altro
le coccole la sera dopo cena e la vocina da ghenghè
la paura del buio e lucione acceso
e "mamma ma tu e babbo non vi lascerete mai vero?"
le cento telefonate che mi fai quando da solo non vuoi stare
i cartoni alla tele, a memoria
e "mi accompagni?"
Tu e le tue mille contraddizioni di ragazzo e di bambino,
tu che sei grande e piccolo allo stesso tempo
che credi di essere indipendente
ma hai gli stessi bisogni e le paure di sempre
Tu che tra qualche mese mi guarderai dritto negli occhi invece che dal basso
e sarà una prospettiva nuova e sconosciuta per entrambi.
Tu che vuoi sapere sempre cosa c'è dopo e come va a finire e ancora non lo puoi capire che invece è così bello proprio perché non lo sappiamo mai.
Ieri hai compiuto undici anni, ma non starai correndo troppo?
Mica lo so se sono pronta io..
Buon compleanno primogenito adorato
venerdì 9 giugno 2017
Mirta
Ha capelli lunghi tenuti da un fazzoletto
La stessa faccia di sempre, le mani morbide e i piedi con quel mignolo sovrapposto e storto
La pelle di gomma, ambrata e liscia che non ha mai conosciuto le sofferenze della ceretta
Gli occhi azzurroverde, che una volta portava truccatissimi da gatta e oggi senza trucco sono ancora più belli.
La risata, sempre quella; il tatuaggio sul polso un po' sbiadito dal tempo e chissà se è sbiadito anche quello sulla schiena fatto con M tanti anni fa, uguale.
Quando parla con noi ha la stessa voce di allora, ma quando parla della sua nuova vita quella in cui ha cambiato nome due volte, ha rinunciato a tante piccole cose per arricchirsi di altre più grandi, la accompagna con un'inflessione del nord, come se parlare della sua nuova identità con la voce di un tempo non le fosse possibile.
Per M è rimasta quella che è sempre stata, la sua cugina grande. Quella che andava male a scuola, faceva sega, faceva impazzire i genitori, usciva con i ragazzi, fumava.
Quella che ha sempre adorato gli animali più degli esseri umani, tutti compresi.
Quella che 14 anni fa ha scelto di vivere un un altro posto, insieme a una nuova famiglia.
Qualche giorno fa, dopo anni, M ha rivisto Mirta, che non si chiama più così ma che sempre Mirta per M sarà.
E' partita a marzo 2003 nel periodo più difficile della vita di M con NonnaG malata e il fidanzato cattivo. Da allora non l'aveva più rivista, se non qualche mese dopo la sua partenza, quando era andata a trovarla con H perché, anche se erano all'inizio della loro relazione e portarlo in un posto tanto lontano dalla nostra cultura avrebbe potuto farlo scappare via, M aveva già capito che H era speciale e voleva che lei lo conoscesse e che la vedesse felice.
Da allora sono passati 14 anni, 5 voti, 2 nomi, un matrimonio e 2 figli.
giovedì 8 giugno 2017
I ragazzi della VB e quello della IIIH
ognuno con il suo piccolo bagaglio, chi un sacchetto, chi una busta, chi lo zaino.
Sono usciti un po' ammucchiati, qualcuno ha urlato "è finita!"
Ma gli altri, quasi tutti non gioivano, piangevano: le ragazze aggrappate alla Maestra Santa Subito e i ragazzi un po' in disparte, più vergognosi.
Si guardavano tra loro e appena incrociavano lo sguardo di un compagno, riprendevano in singhiozzi più forti.
Anche le mamme, dietro strategici occhiali scuri, piangevano a vederli così grandi, a saperli fuori dal primo ciclo di scuola, usciti dall'infanzia per sempre; a ricordarli piccoli e bassissimi all'inizio della prima, e ora quasi irriconoscibili: lunghi, magri, alle prese con il primo brusco, obbligato passaggio che la vita ci mette davanti.
Le vedevi, queste mamme e ne indovinavi i pensieri e i ricordi a ripercorrere dentro la testa tutte le mattine di questi 5 anni fondamentali, perché erano gli stessi che hai dentro tu.
Poi è arrivato il momento della III H, e sono usciti anche loro, meno disperati e consapevoli e tra loro c'era il Mezzonano.
Aveva un disegno in mano.
Si è diretto verso il fratello, tieni questo è per te.
Il nano all'inizio diffidente e quasi scocciato perché pensava di non essere abbastanza compreso in questo momento di doloroso passaggio da lui, considerato forse troppo piccolo e anagraficamente lontano. Poi, quando ha capito che il disegno proprio questo raffigurava: il passaggio dalla vecchia alla nuova scuola, dagli amici di sempre a quelli nuovi, sconosciuti e ancora indefiniti, lo ha abbracciato forte e sono rimasti così immobili abbracciati a lungo.
Davanti a loro M.
E qui altro che occhiali grandi e scuri, manco la maschera del Decathlon, quella per vedere bene i pesci, quella che ricopre tutta la faccia avrebbe potuto camuffare la sua evidente emozione.
E mo?
giovedì 6 aprile 2017
Una strana piega
- eh signora ma cosa le dobbiamo dire del nano..
- ...
- .. ma quanto è bello? Certo siamo un po' arrabbiate con lei perché gli ha tagliato i capelli che sarebbe bastata una spuntatina alla frangia.. quanto era bello coi capelli lunghi mamma mia..
- ...è stata una scelta contro la mia volontà ma i nonni e mio marito tutti a dire che doveva tagliare i capelli che erano esageratamente lunghi, che non sembrava curato... a me piaceva un sacco con i capelli lunghi non li avrei tagliati mai, giuro!
- .. vabbè.. è bello sempre ma coi capelli lunghi pensi che la settimana scorsa al campo scuola.. anche le bambine dell'altra quinta.. tutte pazze per lui..
- ...
- che poi è pure un principe, un galantuomo al ritorno in treno era seduto vicino a una bambina della quinta F avevano fame e quando è passata la signorina con il carrello degli snack lui ha offerto la merenda anche a lei.. lei è impazzita..
- .. e com'è questa bambina della V F?
- Bella anche lei, ma non come il nano.. state attenti che alle medie...farà stragi..
- Ma no lui non ha l'animo del playboy.. lui è fedele nei secoli.. si è innamorato di Susy il primo giorno di prima elementare e ancora è innamorato di lei.. che lei se lo fila un giorno sì e dieci no da 5 anni.. che rabbia..
- eh eh.. non faccia la suocera però eh..
- no non faccio la suocera però..se lo fanno soffrire.. come si fa??
- ecco sta facendo la suocera..
- ...
- comunque è bellissimo davvero, anzi diventa sempre più bello e adesso è ancora bambino non se ne accorge, non lo sa, non lo capisce, non gli interessa, ma aspettate le medie...
- beh ma alle medie cambierà diventerà brutto attraverserà quella fase orrenda di peli puzze brufoli capelli crespi..
- chi lui?? no è da escludere proprio.. bello com'è.. cambierà sicuramente, crescerà ma sempre bello resta.
- ah.. ma a scuola come va?
- tutto bene signora in tutte le materie, niente da dire altrimenti gliel'avremmo detto all'inizio. Che testa che ha.. davvero sorprendente, una delle migliori teste mi sia mai capitata, anzi se la memoria non mi inganna.. forse la migliore, mi sembra gliel'avessi già detto in un'altra occasione..
- grazie.. allora tutto a posto? Vado a casa felice e lo bacio?
- sì, lo baci.
Ieri ci sono stati gli ultimi colloqui delle elementari con le maestre del nano.
Il colloquio ha preso una strana e inaspettata piega estetica. M adora la Maestra Santa Subito dal giorno 1 e la maestra M e non riesce a immaginare in che stato potrà mai ridursi a fine anno, in occasione del coro di fine ciclo delle elementari.
giovedì 22 settembre 2016
TEN
Il primo numero doppio
L'ultimo anno alle elementari
Il voto che hai preso in matematica in pagella, che è il più alto che c'è.
L'ultima volta che puoi usare le mani, per rispondere alla domanda "quanti anni hai".
Da poco più di 40 centimetri che stavi tutto nella mano di babbo, al metro e mezzo di oggi che abbiamo lo stesso numero di scarpe io e te.
Tu, divertente e ironico
Cacacazzi e sensibile come nessun altro
Bello come il sole, con quei denti grandi e storti che correggeremo e poi ci mancheranno
Tu che sei abbastanza grande da chattare con i tuoi amici, ma non per dormire senza "lucione" acceso.
Che cammini dondolando e corri col baricentro basso e anche tutti con la divisa uguale in campo ti riconoscerei tra mille.
Che sai aggiustare l'ipad di NonnaG, ma non ti sai ancora soffiare il naso
Che sei pieno di contraddizioni e domande.
Che sei così dal primo minuto che ti ho visto e sei anche così diverso che a volte non ci credo che sei lo stesso.
Tu che non ricordo quando hai smesso, ma non piangi più, proprio tu che per farti smettere le abbiamo provate tutte senza riuscire mai.
Ieri hai compiuto dieci anni.
Se sono pochi o sono tanti non lo so perchè sembra ieri che non c'eri, e sembra anche che ci sei da sempre.
Buon compleanno, ragazzo.
M
martedì 17 novembre 2015
La donna con la valigia
minuta
porta capelli cortissimi che M non potrebbe permettersi mai anche se ci ha provato
ha occhi chiari trasparenti curiosi e intelligenti
veste in maniera stravagante con calzini corti in evidenza e scarpe strane il più delle volte
niente trucco
porta piccoli occhiali dalla montatura di metallo ma non li indossa sempre
ha due figli e fa avanti e indietro dalla città dove abita con una valigia con le ruote al seguito
è molto timida
ha un leggero accento marchigiano/toscano con la c un po' aspirata
nessuna inflessione del nord
sorride
non si vergogna di tutte le cose che ancora non conosce
non simula sicurezza
siede sulla sedia in posizioni yoga
e usa un quadernino per gli appunti.
Ha una stima professata per Lui.
M ci ha scambiato sì e no tre parole da quando è arrivata e lei non si ricorda nemmeno come si chiama, però pensa che sappia di buono e che potrebbe meritarsi la L grande.
E soprattutto che sia venuta a portare la salvezza.
martedì 20 ottobre 2015
Grandi cambiamenti
Possono essere dei passaggi importanti, dei momenti indimenticabili, dei traguardi oppure dei grandi cambiamenti.
M sabato ha fatto quello che credeva fosse un piccolo cambiamento di look: si è tagliata la frangia.
Che era dal 1992 che non lo faceva e se erano passati 23 anni dall'ultima volta un motivo ci doveva essere.
Eccolo, nelle reazioni che ha raccolto.
Un figlio non l'ha quasi riconosciuta, e con tono sinceramente preoccupato le ha chiesto come avrebbe potuto porre rimedio a tale danno, per poter di nuovo mettere piede fuori casa con dignità.
L'altro non le ha detto niente. Allora lei pensando che il suo silenzio fosse sintomo della precoce noncuranza maschile a qualsivoglia accadimento nell'universo femminile, lo ha sollecitato. Lui invece si era accorto eccome, ma non le aveva detto niente per non offenderla.
H, ben conoscendo i traumi pregressi di M in materia di capelli e le sue relative ansie, ha reagito con un generico "sembri un'altra" subito corretto da uno strategico "stai bene".
L'amica trimamma della macchinetta alla vista di una foto inviatale su whatsapp le ha chiesto incuriosita "chi è?"
Lui, l'ex giovane capo di M, la preferiva prima "però non stai male".
Le amiche che hanno avuto modo di incontrarla, hanno malcelato dietro sorrisi e silenzi, giudizi negativi.
Ma il vero scoglio ancora non è stato superato: NonnaG travestita da giudice della Germania dell'est ancora non è stata messa di fronte a tale cambiamento.
Ma M non potrà sfuggirle a lungo...
mercoledì 8 luglio 2015
Ringrazio il dottore rifiuto l'offerta e vado avanti
Di quelli che le fanno una paura blu.
I preziosi consigli di Lui (il giovane e ahilei ex adoratissimo capo)
Pochissime ore per rispondere, parte delle quali passate in bagno.
Centro contro periferia
Conosciuto contro ignoto
Generale contro particolare
Grande contro piccolo.
Un orribile nuovo capo contro Lei (la versione femminile di Lui in tutto).
Responsabilità ufficializzate soltanto ieri contro altre nuove e da ufficializzare
Il gruppo di sempre
e quello da costruire.
Il senso di responsabilità che la inchioda
contro quello dell'avventura e del chissene frega che non le appartiene da mai
Anche stavolta M ha deciso che sta.
Ringrazio il dottore rifiuto l'offerta e vado avanti. Stavolta a schiantarmi probabilmente.
martedì 9 giugno 2015
Piccoli uomini crescono
Ieri è finita la scuola e con lei gli accompagni, le riprese singole e doppie, le recite e i saggi, gli zaini importabili, la tuta uno il mercoledì e uno il giovedì, il doposcuola, i compiti del fine settimana, la car2go del venerdì con la pizza al taglio.
È finito il nuoto, il catechismo e oggi per ultimo anche il calcio.
Domani sera si chiude con l'ultimo impegno scolastico: la cena di classe del nano dove M, H e i nani presenzieranno in formazione completa.
- mamma domani sera è l'ultima volta che vedo Susanna?
- sì, per quest'anno direi di sì..ti dispiace?
- ....
- poi la rivedi a settembre..e ogni tanto se vuoi, puoi telefonarle..
- e con quale telefono??
- ..con il mio, chiamiamo la mamma e te la fai passare..
- preferirei scriverle su whatsapp mamma, ok?
- ...
E la classe appena conclusa è soltanto la terza elementare.
giovedì 5 febbraio 2015
Fase 2: la rabbia
M in queste tre settimane ha avuto momenti di tristezza, sconforto, nostalgia, paura.
Si è sentita sola e abbandonata, tradita e infelice.
Ha pianto.
Ha parlato, emotivamente coinvolta, davanti a un Lui che la guardava, ma a lei sembrava già di spalle.
Ha scritto mail, messaggi.
Gli ha indirizzato pernacchie in corridoio.
Ha speso parole forti come "nessuno ti amerà mai come ti ho amato io", che l'ultima volta che aveva pronunciato questa frase il 9 novembre 1998, si era avverata sul serio.
Ha elemosinato gesti affettuosi e consolatori, carezze e baci sulla testa, un abbraccio.
Adesso da qualche giorno, in maniera del tutto improvvisa, M è passata alla fase 2: la rabbia.
E ha completamente invertito i propri comportamenti:
non risponde alle sue mail;
non passa a trovarlo;
a malapena risponde con freddi movimenti del capo ai suoi saluti mattutini;
le da fastidio il profumo del deodorante al muschio bianco, che lo contraddistingue da 15 anni e che prima adorava;
tutto quello che l'aveva legata e appassionata, è svanito.
Quello che resta è la sensazione di essersi svegliata da un sogno e di iniziare a dimenticarne i dettagli. Per passare alla fase 3.
martedì 7 ottobre 2014
Social network
domenica 14 settembre 2014
Da domani
Tutti e due senza grembiule.
Tutti e due dall'altra parte del fiume che altro che la capra il cavolo e il lupo.
Tutti e due seduti nei banchi.
Tutti e due con i compiti da fare a casa.
Tutti e due definitivamente usciti dall'infanzia senza responsabilità né pensieri.
Tutti e due iscritti alla scuola dell'obbligo che loro non lo sanno ma finora avrebbero potuto scegliere di stare a casa. E adesso non più.
Tutti e due con le materie preferite e quelle meno.
Tutti e due emozionati nei letti ora che non la smettono più di chiacchierare e di chiamare M.
