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venerdì 6 giugno 2014

Geometrie di vita

Rinvenuto nella casella di posta elettronica venerdì pomeriggio.
La famiglia di origine di M è implosa più volte tenendo abilmente incollati i pezzettini scossone dopo scossone; la famiglia di origine di ME è esplosa due volte spargendo pezzettini oltre città, oltreoceano, oltre cielo e terra.M il suo attuale lavoro lo ha voluto rinunciando ad anni di volatile ed affascinante instabilità in favore di un’immediata concretezza; a ME questo lavoro è capitato per caso e ha richiesto anni di frustrante instabilità per diventare veramente concreto. E’ qui che si avvicinano per la prima volta M e ME, solare e allegra la prima, schiva e silenziosa la seconda ma con cicatrici simili sulle spalle - quelle delle familiari polveri da sparo - dando inizio ad un percorso di tangenti che dura tutt’oggi e che le vedrà insieme in uno dei più bei viaggi della vita e, soprattutto, intersecarsi nei momenti più importanti, quelli che ti cambiano per sempre.A un certo punto, e per molto tempo, le rette sono diventate tre e sebbene si dica che non è mai un buon numero per le relazioni, M+ME+MFD avevano formato un triangolo equilatero che ogni tanto pendeva più su un angolo che sull’altro, ma che ritornava quasi sempre al suo equilibrio perfetto.A M il compagno di vita glielo ha trovato MFD, il terzo lato della convivenza, senza troppa lungimiranza ma con il desiderio di unire due metà in un intero che tutt’oggi si divide e si riunisce a fasi alterne ma sempre intense; a ME il compagno di vita glielo ha trovato M intravedendo il cerchio in un quadrato da cui ogni tanto spuntano spigoli ma che rotola imperterrito e deciso lungo il suo binario.In tutte queste geometriche vicissitudini, M e ME si allontanano, si avvicinano, si intersecano, si annodano, si sciolgono, ma spero riescano sempre a correre abbastanza rasenti da non perdersi mai di vista.

martedì 20 maggio 2014

Pezzi portanti

Prima è stata la volta dell'amica trimamma della macchinetta, fedele compagna delle colazioni al 5 piano sulla panchina degli innamorati a parlare quotidianamente di cose piccole e grandi, allegre e funeste, inaspettate o scontate, di shopping online e di continui resi, di colore dei capelli che non è mai quello giusto, di mariti figli tate nonni, settimane bianche, vacanze, disdette, malattie vere e inventate, traslochi, sogni, angosce, scuole da scegliere e maestre da dimenticare.
Poi ME compagna di banco da 13 anni, e ormai semi parente per via di questa insana unione col cugino serio, che a volte meglio perderlo che trovarlo e a volte menomale che l'ha trovato. Lei che parla poco ma c'è sempre, che mangia ancora meno e quando ha fame beve dalla borraccia, che con lo yoga ha imparato a essere ancora più zen e che ormai è un pezzo di vita da quella numero due a questa passando per amori più o meno folli ma sempre sbagliati.
Infine la collega alta, che è la sorpresa che non ti aspetti, che all'inizio M mica aveva capito che tesoro nascondesse e ci ha messo un po' ma che adesso è un riferimento, un esempio, una spalla e la sua pacca, la parola giusta, un regalo sulla scrivania anche se non è il tuo compleanno, la risata dalla stanza accanto, l'accappatoio accanto nello spogliatoio in piscina.
Tre pezzi portanti, tre gambe di un tavolo che, senza, inizia a traballare un po'.
E M le rivuole indietro.

mercoledì 5 marzo 2014

Quello che so sull'amore è che deve essere facile

Stasera M vuole condividere con voi che passate su questa erba, soprattutto con un paio di voi, un post  che non è farina del suo sacco ma che condivide al 100% e che ha "pescato" qualche tempo fa in quel posto meraviglioso, incantanto, ricco e onnisciente che è la rete.

Avvertenze: il post, preso in prestito da un'omonima di M, è da femmine. Questo non eslcude che lo possano leggere anche i maschi, anzi, ma rimane un post da femmine.
Eccolo:
Anche se sono convinta che l’amore, quello vero, sia uno e solo, credo che ogni storia abbia fondamenta diverse e, soprattutto, penso che ognuno di noi viva il sentimento al livello che ritiene più giusto per sé.
Così può capitare che chi pensa di non amare abbastanza, spesso sia solo spaventato dal peso della consapevolezza e dalle responsabilità e chi, al contrario, pensa di amare con tutto se stesso, potrebbe confondere amore con ossessione e possesso, o con un profondo affetto.


Quello che so sull’amore è che deve essere facile.

Sono sicura che in molti, leggendo quest’azzardatissima frase, storceranno il naso e, se ci penso, la letteratura di certo non mi aiuta ad avvalorare la tesi. Eppure credo che molti struggimenti del cuore abbiano a che fare più con l’innamoramento o con amori non corrisposti che, per quanto mi riguarda,
come tali, appartengono più alla sfera degli “incaponimenti” dell’orgoglio.
Anche i grandi amori, certo, hanno momenti di crisi. Periodi in cui magari si respingono, per consolidarsi. Ma, al netto delle difficoltà di una vita a due, che sono molte e fatte di incastri con famiglie, amici, lavoro e routine, spesso dimentichiamo che il punto di partenza dovrebbe essere riuscire a essere felici in due, prima di tutto.
Più felici, in due.
Per riuscire paradossalmente, anche quando perdiamo i punti di riferimento, ad affrontare proprio tutte quelle difficoltà di una vita in coppia.

Sarebbe sufficiente, facile a dirsi, avere il coraggio di aspettare confidando nel futuro, senza accontentarsi di restare impelagati anni in storie che in fondo al nostro cuore sappiamo non essere ciò che vorremmo.

In un minuscolo angolo del nostro cuore, sappiamo sempre se amiamo e, soprattutto, se siamo amati a nostra volta.
La vocina, quella che zittiamo tanto volentieri quando rivela verità che non vogliamo sentire, non mente mai. Basterebbe non avere paura di ascoltarla.
Il dolore persistente, la continua ricerca di un compromesso per sopravvivere, l’attaccamento morboso, non desiderare la realizzazione dell’altro come individuo, far intromettere amici e famiglie al punto da considerarli più autorevoli del nostro cuore, chiamatelo come vi pare, ma non amore.

Questo il post dell'omonima.
A M, che lo aveva letto un anno fa, è tornato in mente ieri.

martedì 21 gennaio 2014

Credibile

La difficoltà vera non è nell'essere madre.
E nemmeno nel cercare di essere una buona madre.
Non che sia facile, ma la difficoltà vera sta nell'essere credibile.

Credibile con loro:
quando gli neghi la televisione la mattina anche se devono stare tutto il giorno in casa per l'influenza e gliela accendi quando hai bisogno di stare per conto tuo (mai di mattina però);
quando gli dici che non si può stare sempre a chiedere di giocare con il telefonino, quando tu di fatto non fai altro.

Credibile quando li sgridi e subito dopo li baci.
Quando li punisci e fai la seria e quando cerchi un po' di chiacchiere e confidenze "vicini vicini".
Credibile quando gli dici che devono mangiare sano e tu sono cinque mesi che vai avanti a barrette. O che non si alza lavoce e a volte urli così forte per farti ascoltare che ti pizzica la gola.

Credibile in ufficio:
quando loro solo malati a casa, la muta non sa misurare la febbre e per lei hanno sempre  thirtyseven point three e tu sei fisicamente in riunione con Lui, ma in realtà altrove;
quando stai "scappando" di nascosto per andarli a prendere a scuola alle sedici e zero zero e Lui ti ferma e ti dice "ci aggiorniamo?";
quando nel bel mezzo di un incontro che hai organizzato tu, ti squilla il telefono e NonnaG senza nemmeno dire ciao dichiara "non ho più le icone sul desktop che faccio?"
Credibile quando sei in un meeting plenario e ti scambi fitti fitti messaggini con le girls perchè senza le girls niente sarebbe sopportabile, nè la loro influenza nè il meeting plenario.

Credibile con H:
che quanto lavora lui nessuno;
che tu anche se vai in trasferta lo fai per dirvertimento, mentre lui è un po' come se andasse in guerra;
che, anche se fai di tutto per non pesare sulle sue spalle che già reggono il mondo intero, è sempre lui quello che alla fine risolve;
che anche se non ci capisci poi molto sai che a lui fa piacere e gli chiedi come è andata in ufficio;
che anche se sei stanca, le coccole cerchi ricordartele ogni tanto perchè sai che fanno bene a tutti e due.

Insomma il difficile sta nell'essere credibile. Come mamma, come amica, come lavoratrice, come moglie, come persona.

domenica 29 dicembre 2013

Non sopporto

Non sopporto quelli che mangiano con la bocca aperta,
che parlano con il boccone in bocca,
che puliscono le posate con i tovaglioli o, peggio ancora, con la bocca.
Non sopporto quelli che interrompono un discorso per dire una cosa inutile e banale che spesso non c'entra niente;
quelli che a loro è successo sempre di più di quello che è successo a te, quelli che so' tutto io,
quelli che non ascoltano,
quelli che non capiscono,
che non approfondiscono
e parlano per luoghi comuni e per sentito dire.
Non sopporto gli uomini anziani che fanno i giovani, quelli simpatici a tutti i costi e gli uomini che si tingono i capelli.
Non sopporto i tuttologi,
quelli che parlano del tempo,
quelli che bestemmiano,
quelli che tirano le cartacce dal finestrino,
quelli che fumano dove non è permesso,
quelli che parlano al cinema e quelli che non si lavano.
Non sopporto la prepotenza, non sopporto quando faccio una domanda e nessuno mi risponde,
quando vorrei essere da un'altra parte e non posso, quando nemmeno chiusa in bagno trovo un po'di pace.
Non sopporto l'arroganza, la finzione, le bugie inutili e l'aridità.

Eppure M è in vacanza da 9 giorni.

martedì 30 luglio 2013

Casa dolce casa

Esistono posti che appartengono a M più di altri. Sono i posti che M ama di più, quelli dove si sente in pace con il mondo e con sé stessa, quelli dove non ha paura di niente, dove si sente a casa.
Alcuni di questi posti M se li porta dietro dall'infanzia, altri li ha aggiunti mano a mano, strada facendo.
C'è qualcosa che rende questi posto simili tra loro.

1) il dondolo di casa Piacentini prima con i cuscini arancioni e oggi con quelli verdi con il bordo rosso perché su quel dondolo insieme a MK ha passato le estati della sua infanzia e della sua adolescenza tra chiacchiere litigate primi amori e barbie;
2) i lavandini di Caprera perché il mare ci si specchia mentre bagna i piedi all'alba e al tramonto e perché in quel posto M si é ritrovata quando si era persa e non trovava più la strada;
3) la veranda di Lampedusa dove é tornata con H l'anno scorso a distanza di 12 anni dalla prima volta per vedere se le faceva ancora quell'effetto lì e piacevolmente scoprire che sì glielo faceva;
4) la panchina di VR che rappresenta la vita numero tre di M, quella delle scuole, dei bambini, delle amiche mamme che sono prima amiche e poi mamme; quella dove ci si trova per caso o su appuntamento con le buste della spesa, il pallone e la piazza bianca;
5) il quadrato nel giardino della collega alta in Puglia con il barbecue, il tavolo per mangiare, il muretto a secco che gira intorno e il tramonto lontano; quello che profuma di salvia e di sardegna.
Il quadrato in Puglia

martedì 9 luglio 2013

Una favola vera

C'era una volta, tanto tempo fa, una signora che aveva portato i figli a giocare in un giardino pubblico. 
Si era seduta con loro nella sabbia e aveva cominciato a scavare e costruire piccoli castelli e formine. Giocando nella sabbia non si accorse che il suo anello le scivolava dal dito e si perdeva in mezzo ai granelli. 
Era un anello di famiglia, con un diamante al centro e due smeraldi ai lati.
La signora tornò a casa e ci mise un po' ad accorgersi dell'assenza del suo anello e quando finalmente la notò era troppo tardi per ricordarsi della sabbia e del giardino.
L'anello rimase lì affondato e nascosto nella sabbia per qualche tempo fino a quando un altro bambino, di tre anni, con il suo babbo non andò a giocare in quel giardino e lo trovò.
"Guarda papà cosa ho trovato nella sabbia!! Lo voglio portare alla mamma!"
"Ma lascialo stare lì dove lo hai trovato! Sarà tutto sporco.. quante volte ti devo dire di non raccogliere le cose da terra.. rimettilo dove lo hai trovato!"
Ma il bambino, testardo come tutti i bambini di tre anni sanno essere, quell'anello voleva proprio regalarlo alla sua mamma e così fece.
La mamma lo indossò ringraziandolo e notandone lo splendore lo portò a far vedere da un orefice. Così scoprì che si trattava di un anello autentico degli anni cinquanta.

Oggi il bambino ha trentuno anni e la sua mamma ha conservato quell'anello perchè lui lo regalasse alla donna che avrebbe scelto di amare. Quel momento è arrivato e l'anello troverà finalmente il suo senso.

lunedì 10 giugno 2013

Un po' triste

Forse perché l'estate si fa aspettare più del dovuto, forse perché sono due settimane che non va a nuotare, forse perché è finita l'esperienza milanese che era sì faticosa ma le permetteva di perdersi un po' e di astrarsi dalle incombenze genitoriali per 24 ore, forse perché ha litigato con H qualche tempo fa e ancora non si è ripresa o forse per quella risposta che H le ha dato il 18 maggio, per uno di questi motivi o per tutti questi motivi insieme, M in questi ultimi giorni è un po' triste.

Non triste da piangere perché non saprebbe nemmeno dove e quando farlo che non è mai da sola e per piangere un pianto lungo, senza senso e liberatorio la solitudine è una necessità; non triste disperata perchè non ne ha motivo; non triste irrimediabilmente perchè domani ricomincia il nuoto, questo week end va in un'isola che le piace molto e è in arrivo l'anticiclone delle azzorre e con lui la bella stagione; solo un po' triste.

E quando si è un po' tristi si ascolta musica in cuffia, si parla poco, si mangia cioccolata, ci si estranea un po' e si abbracciano i nani più stretti del solito. 

domenica 26 maggio 2013

Dire mai, a un certo punto

Sull'inserto allegato al giornale del sabato M ha letto la rubrica della sua blogger preferita e musa ispiratrice che elencava i dieci sogni nel cassetto che non avrebbe mai realizzato. Gli elenchi, lei scrive, sono catartici e M che è entrata da qualche giorno negli anta e ha bisogno di esorcizzare qualche paura, di aggrapparsi a qualche certezza e di fare pace con se stessa, ha deciso di fare altrettanto.
Ecco le cose che M è consapevole che non farà mai.
1) avere una figlia femmina
2) avere tre figli, fossero anche tre maschi
3) diventare "cintura nera" in uno degli sport praticati fin da bambina, in primis nel nuoto
4) scrivere un romanzo possibilmente non autobiografico
5) scrivere un romanzo, anche autobiografico
6) sposarsi in abito bianco con strascico, in chiesa
7) scendere al di sotto dei 50 chili
8) prendersi un anno sabbatico da trascorrere nei mari più belli del mondo 
9) parlare l'inglese e il francese come un'inglese e una francese
10) ballare come Madonna.

domenica 24 marzo 2013

Figli piccoli problemi piccoli

Quando sono nella pancia ti preoccupi perché speri che vada tutto bene, che siano sani e che non succeda niente e ti chiedi continuamente se sarai all'altezza.

Appena nati ti preoccupi perché quando piangono non capisci di cosa abbiano bisogno e ti sembra di non essere al'altezza.

A un anno ti preoccupi perché non mangiano niente, non dormono mai e quando piangono inizi a capire di cosa hanno bisogno e ti sembra di non essere all'altezza.

A tre anni ti preoccupi perché hanno iniziato l'asilo e fanno già parte di una banda e quando piangono ti urlano in faccia di cosa hanno bisogno e non ti senti all'altezza.

A sei anni iniziano le elementari. Sei molto preoccupata perché dovranno imparare tante cose in poco tempo, perché iniziano le responsabilità e i doveri e non ti sembrano pronti e tu non ti senti all'altezza del momento.

E quando incontri qualcuno con i figi grandi che già vanno al liceo e ti senti dire "non lamentarti, adesso sono piccoli e figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi..", dentro di te sai che ha ragione perché ora, se ti guardi indietro e pensi a quando erano piccoli come una bottiglia d'acqua e non dormivano mai,  non ti sembra più così grave anche se allora ti sembrava un problema insormontabile.

E a guardare avanti, un po' tremi.

giovedì 7 febbraio 2013

The net

La rete è un posto fantastico. Talmente che molti finiscono per preferirlo a quello vero.

In rete si fa amicizia con persone nuove e si riesce a recuperare quelle vecchie che si credevano perse da tempo.
In rete ci si innamora di se stessi perché ci si racconta come si vorrebbe essere, mentre nella realtà si può solo essere come si è e non sempre ci piace.
Nella rete si trovano canzoni ascoltate una volta per strada, film di cui si sono perse le pellicole, nomi dimenticati e storie che son accadute secoli fa o ieri.
Si trovano immagini di chiunque, che quando M riceve una telefonata in ufficio da tizi che non conosce va subito a cercare le loro facce per capire chi sono.

La rete ci tiene in contatto con gli altri e ci fa compagnia quando siamo soli.

In rete si possono seguire i propri beniamini ovunque e sapere sempre cosa stanno facendo e dove sono che negli anni dell'adolescenza M avrebbe pagato oro. E ora è gratis.

In rete si comunica con tutto il mondo, con gli Altri Nonni che sono stati un mese a Cartagena, con H quando era partito per il Venezuela e il nano aveva un mese e mezzo e M lo vedeva un po' sbiadito, sgranato e un poc inquietante muoversi a scatti sul monitor come Bin Laden nei suoi video.

La rete ha trovato un posticino anche per l'erba e glielo conserva sempre e M gliene è molto grata.

martedì 5 febbraio 2013

Io non ho mai

Nelle ultime settimane M per lavoro ha dovuto affacciarsi nello sconosciuto mondo di twitter. M è per sua natura un'internauta: naviga, è affetta da eshopping compulsivo, è iscritta ai principali social network internazionali, usa le chat e ha l'ebanking.
Ma con twitter fino a poche settimane fa ancora non aveva fatto amicizia.
Poi per lavoro lo ha dovuto affrontare e ha scoperto un mondo fantastico e divertente popolato da pazzi affetti da tweet maniacale.

Una delle cose che M ha scoperto è che esiste una top ten degli argomenti più in auge in ogni momento. Si chiamano trending topics.
Nei trending topics si trova sempre qualcosa di divertente.
Oggi uno dei trending topic era "io non ho mai", scritto tutto attaccato perché su twitter si risparmiano caratteri e spazi, e cliccando su "iononhomai" veniva fuori una lista infinita di messaggi.

M non scrive ancora su twitter ma ha pensato di postare qui la sua piccola lista di "iononhomai".
Eccola:
io non ho mai fatto sega a scuola
io non ho mai fatto uso di droghe pesanti
io non ho mai mangiato interiora
io non ho mai avuto paura del buio
io non ho mai litigato con lo zio matto
io non ho mai smesso di sperare nel numero tre
io non ho mai votato a destra
io non ho mai dimenticato
io non ho mai portato rancore
ma io non ho mai perdonato l'amica F
io non ho mai visto davvero una stella cadente.

domenica 3 febbraio 2013

Amarcord

Non sembra mai la stessa. Tutte le volte che M ci è ritornata, dopo, non l'ha mai riconosciuta.
Forse per via dei mobili che sono tutti cambiati, quel divano a righe larghe che non le appartiene, il vecchio tavolo dei nonni dove si mangiava in otto tutti i giorni.
Forse per la disposizione delle cose all'interno dello spazio.
Forse per il vuoto, l'assenza, il silenzio.
Non c'è un motivo o forse ce ne sono troppi, ma tutte le volte che M ci è tornata ha fatto fatica a ritrovarcisi. A ripensare alle mattine in cui si svegliava da sola al suono delle campane della chiesa di Santa Maria; alle sere in cui rientrava dall'ufficio, col riscaldamento spento, il frigorifero vuoto, la borsa della palestra trascinata per i quattro piani di scale, la minestrina con il formaggino mangiata da sola sulla piccola mensola davanti alle foto di Sharm el Sheik: M magra e abbronzata con i capelli scomposti dal vento in sella al cammello; M e il maestro di sub sorpresi a ridere in uno dei più bei primi piani che M conservi; M e la compagna di stanza del villaggio vestite da rapper per il solito spettacolo di fine turno, con pantaloni larghi e fascia in testa; M sott'acqua con le bombole e la maschera, irriconoscibile nel blu cobalto del fondo del mare.

Eppure M in quella casa ci ha abitato per sei anni, prima da sola, poi in due e infine per cinque mesi interminabili, terribili e fortunamente rimossi, in tre.
Ma ogni volta che ci è tornata ha fatto fatica a rivedersi lì dentro nelle sue abitudini quotidiane del bucato steso nel ballatoio, lo stendino perennemente aperto in soggiorno, il camino saltuariamente acceso.

Sabato mattina M e H ci sono ritornati per sbrigare alcune incombenze condominiali.
Lei era vuota, ordinata, silenziosa.
M era estranea, distante, diffidente e un po' a disagio.
Perché di tempo da quando è andata via non ne è nemmeno passato tanto, ma le cose che sono successe sono state così importanti e irreversibili che a fermarle nella testa fanno un po' paura.

domenica 16 dicembre 2012

Non è la fine del mondo

M non ci aveva creduto mai, che altrimenti sono tante le cose che avrebbe fatto prima del 12/12/2012.
M non conosce bene la storia, ma a questa previsione dei Maya proprio non aveva dato peso e infatti siamo felicemente arrivati indenni (a parte H che stasera è andato a letto prima dei nani) al 16/12/2012. E adesso dicono che è tutto spostato al 21, che forse i Maya come il nano non avevano capito se i numeri si leggessero da destra verso sinistra o da sinistra verso destra.

In ogni caso M non dà credito nemmeno a questa storia del 21. Tuttavia, siccome nella vita non si può mai sapere, queste sono le cose che M in caso di fine del mondo si rammarica di non aver fatto:

vedere Ground Zero, perché il WTC l'ha visto più volte, anche con la neve, ma dopo il 2001 non le è più capitato di tornarci;

portare i nani sulle montagne russe perché anche se fanno venire il mal di pancia sono molto divertenti e a loro piacerebbero parecchio;

finire il libro che ha sul comodino perché le cose lasciate a metà non danno gusto;

passare un pomeriggio in una mutisala e vedere un film diverso a ogni spettacolo per un totale di quattro film e uscire un po' confusa e stordita;

rivedere A piedi nudi nel parco perché non se lo ricorda più;

imparare il linguaggio dei segni e a battere sui tasti veloce e senza guardare;

far leggere almeno una delle pagine dell'erba ai nani e vedere cosa ne pensano;

ricevere la prima pagella e andare una volta a scuola a vedere i quadri in qualità di genitore.

Che alla fine questa storia della fine del mondo a M non dispiace per niente perchè diciamocelo: sparire tutti insieme è molto meglio che farlo ognuno per conto suo.

giovedì 15 novembre 2012

Dimmi che frigorifero hai e ti dirò chi sei

Stasera durante la quotidiana sessione di youtube dei nani che si sono fissati con i cartoni dei Ninja lego e da giorni guardano sempre gli stessi dieci episodi a rotazione, M si è abbandonata alla lettura della sua rivista preferita, si è dimenticata delle ultime giornate un po' intense in ufficio e si è immersa in un piccolo articolo in cui un famoso cuoco dice che da quello che si trova dentro il frigorifero di una persona si possono capire molte cose.
Prima tra tutte si può capire se è una persona a cui piace cucinare.

Poche sono le regole:
l'ordine, in modo da potere avere sott'occhio tutto e non rischiare di far andare a male qualcosa solo perché era nascosto dietro qualcos'altro;
la temperatura, che non deve mai essere troppo bassa;
la separazione netta tra gli alimenti;
la presenza indispensabile di burro, acciughe e latte "per un piatto di pasta last minute" che M si è chiesta che razza di piatto si possa fare mischiando questi tre ingredienti.

Dopo di che M ha aspettato la fine dei Ninja, il doppio lavaggio dei denti, la doppia pipì, la doppia buonanotte e si è presentata al cospetto del frigorifero, lo ha aperto e si è sentita investire da un freddo polare.

La buona notizia è che il burro e il latte non mancano (e M può cucinare sicuramente il suo primo last minute, ancorchè senza acciughe).
Per il resto M ha trovato un avanzo secco di insalata nascosto dentro un canovaccio.
Due fette di prosciutto ben incartate nella carta d'argento un po' invecchiate.
Dodici vasetti di yogurt in scadenza il 20 novembre.
Barrette dietetiche al cioccolato dimenticate da mesi.
Un avanzo di torrone fondente con nocciole sul quale si è lanciata senza pietà.
Uova.
Un barattolo di maionese.
Il limmi, l'invenzione del secolo dopo la lavatrice e internet.
Due pacchi di "flavioli" in scadenza il 24 novembre dei quali uno aperto e mal conservato.
La birra di H.
Formaggini a gogo e dadi star.

Chissà il famoso cuoco cosa avrebbe capito di M aprendo il suo frigo. M ha capito che necessita di un giro al supermercato.

giovedì 11 ottobre 2012

Brutta brutta

"Mi dici cosa ti è successo ieri?"
"Ma niente le solite cose.. non ce la faccio più passo tutte le giornate a piangere.. sono stanca.."

"Ma c'è stato un fattore scatenante ieri?"
"Ma no sì ho trovato la macchina.."
"Hai ritrovato la macchina che ti avevano rubato?"
"No, ne ho trovata un'altra da comprare, un affare.."

"Bé è una buona notizia no?"
"No è una Panda, bianca!"
"Bé il bianco a me non dispiace è il colore Apple.."
"Senti la Panda bianca proprio no, fa schifo è un'umiliazione"

"E non la prendere allora.."
"Ma è un affare! ..ormai è fatta l'abbiamo presa"
"Ma sei sicura che il problema sia la Panda?"
"No bé sì anche quello si aggiunge..è un'ulteriore sconfitta! M tu non capisci: sono stanca, non ca la faccio più, lavoro, tre figli, quello grande che andrebbe seguito, quello di mezzo che potrebbe anche finire arruolato nell'esercito palestinese per quanto ne sappiamo e la piccola ha tre anni..e poi la spesa, gli sport, i soldi che non bastano mai non ce la faccio più.. la notte non dormo, la mattina mi alzo e ricomincia tutto da capo: colazioni, pranzi, cene, lavatrici..e adesso avrò la Panda bianca!"
"Dai scusa cerchiamo di affrontare una cosa per volta, cerchiamo di capire il vero problema così pensiamo a una soluzione.."
".. una soluzione l'avrei trovata.. però è proprio brutta brutta"

"Li ammazzi nel sonno tutti?"
"No macchè sei pazza???"
"No dicevo così.. per scherzare.. brutta brutta hai detto... allora qual è la soluzione?"
"Mi ammazzo io".


Certe volte noi M non ce la facciamo, certe volte avremmo bisogno di respirare, di prenderci qualche ora per noi, di stare sdraiate a occhi aperti, di fantasticare, di fare qualcosa che ci piace, di camminare lente, di chiacchierare con un'amica, di spegnere la tabella arrivi e partenze che accendiamo tutte le mattine per organizzare le giornate, avremmo bisogno di un piccolo spazio, di piangere, di non fare niente, di andare dal parrucchiere senza sensi di colpa né cronometri alla mano, certe volte vorremmo poter chiedere una aiuto a qualcuno prima di arrivare a soluzioni estreme, brutte brutte.

martedì 18 settembre 2012

Eighties

Quando non si sapeva in anticipo chi era al telefono;
quando, per trovare una strada, si usava il tutto città e lo si teneva in macchina stropicciato e rigorosamente senza copertina;
quando, per telefonare a qualcuno, bisognava aspettare che tornasse a casa;
quando, per fare i calcoli, si usava la calcolatrice,
per trovare un numero di telefono la rubrica,
e per scegliere un ristorante si sfogliavano le pagine gialle.

Quando non si sapeva che tempo avrebbe fatto domani;
quando per rivedere le foto di una vacanza dovevi aspettare che finisse il rullino,
e per rivedere un film che ti era piaciuto dovevi aspettare che lo trasmettessero di nuovo.

Quando davvero non eri raggiungibile;
quando per conoscere il valore di una moneta estera dovevi andare in banca;
quando il cinema si sceglieva sull'ultima pagina del giornale
e le vacanze sui dépliant delle agenzie di viaggio.

Quando si girava tutta la città per un introvabile paio di scarpe;
quando "..se vai in america me lo porti?";
quando gli impegni si scrivevano sull'agenda,
e rintracciare qualcuno che non si vedeva da tempo era molto difficile.

Quando i telefoni non si portavano in tasca e per telefonare, in tasca, avevi i gettoni;
quando per segnarti una cosa cercavi carta e penna;
quando per sapere che giorno capita natale c'era sempre qualcuno che tirava fuori il calendarietto plastificato scritto minuscolo.

Quando per imparare a memoria il testo di una canzone bisognava mandare la cassetta avanti e indietro;
quando si usava l'indice per comporre i numeri al posto del pollice;
quando si batteva a macchina e non sulla tastiera;
quando non esisteva il tasto "delete".

Quando al posto dell'erba, M scriveva il diario.

Nonostante le spalline, le schiumate a carnevale, i capelli a piramide e l'apparecchio ai denti, gli anni 80 sono gli anni preferiti di M.

lunedì 2 aprile 2012

Guardare per guardare

In ufficio a mensa parlando con la collega alta in una più unica che rara occasione di un pranzo tutto al femminile, M ha scoperto che esistono due modi per guardare: guardare e guardare per guardare.

Il primo modo e cioè "guardare" è quello normale: si guarda la tele, si guarda il cielo, si guarda il semaforo e si aspetta che diventi verde, si guarda un documento presentato su uno schermo, il benzinaio che ci riempie il serbatoio, la pagina di un giornale, un film, si guarda un aereo che passa, un albero che fiorisce, il quaderno dei compiti, lo specchio.

Il secondo modo e cioè "guardare per guardare" è ben diverso: durante una dieta ferrea guardare una fetta di torta al cioccolato, quando un uomo guarda una donna ammirandone forme e desiderandone attenzioni, un assetato che incontra un'oasi nel deserto, una shoppingaholic davanti alla vetrina di uno show room, Carrie Bradshaw davanti a un paio di Manolo Blahnik, Biancaneve davanti alla mela avvelenata, Paperon de Paperoni davanti a una moneta.

La discriminante tra "guardare" e "guardare per guardare" è in una parola la bava.

La collega alta di M, che ne sa una più del diavolo, ha detto a M che sicuramente più di una volta le era capitato di essere l'oggetto di un "guardare per guardare"
"Pensaci M. Dai ti sarà capitato un sacco di volte.."
M ci ha pensato intensamente, ma non le è venuto in mente nemmeno un esempio.

M non è oggetto di bave. Tuttalpiù sbava.

lunedì 26 marzo 2012

La rabbia e la vergogna

Cose per cui ricordarsi da oggi in avanti che non vale la pena arrabbiarsi:
la pioggia;
la distrazione di una persona cara;
i nani sordi che non ascoltano mai;
i nani impietosi che non collaborano mentre sei chinata ingobbita da dieci minuti ai loro piedi tentando di allacciargli le scarpe;
i nani insensibili che prefersicono vedere per la trentesima volta lo stesso episodio del camioncino chuck piuttosto che raccontare come è andata a scuola;
la muta Mar che non c'è una volta che dica in tempo utile che il latte è finito;
in ufficio quando stai da mesi sullo stesso inutile documento;
quando ti cancellano un volo che avevi prenotato con mesi di anticipo e in alternativa te ne propongono uno con tutt'altra destinazione;
quando il nano manca inesorabilmente il water e la fa per terra perchè gli scappava troppo.

Cose per cui invece vale sempre la pena vergognarsi:
Lui che entra in stanza in ufficio mentre ti stai mettendo lo smalto e ti dice "quando hai finito puoi venire un momento da me?";
andare a una visita medica e non avere avuto il tempo di fare la ceretta;
in ufficio durante una riunione affollata chiamare Tesoro un collega che si chiama Amore senza nutrire per lui particolare affetto;
al termine di un'altra riunione dire a un perfetto sconosciuto inglese che è molto "polish" (lucido), intendendo "polite" (educato) e accorgesi dell'errore soltanto molto dopo ripensando al suo meravigliato "polish??? No one told me before";
mandare un sms personale a un destinatario sbagliato con cui non si ha alcun rapporto personale;
impicciarsi dei fatti di qualcuno che non si conosce su facebook e inviargli per sbaglio una inspiegabile quanto imbarazzante richiesta di amicizia.

giovedì 8 marzo 2012

Venere e Marte

Oggi nel giorno della festa della donna che non ha mai festeggiato in vita sua, M vuole scrivere della sua personale teoria per cui il mondo si divide in due: da una parte le cose "da femmina" e dall'altra "le cose da maschio".

Cose da femmina:
i romanzi e le storie,
i film d'amore e le commedie sentimentali
la limetta per le unghie
il balsamo per i capelli
i carboidrati
la cioccolata
il vino bianco
l'amica del cuore
le materie umanisitche e le facoltà letterarie
gli sport individuali
la musica e i testi
le coccole prima durante e dopo
le chiacchiere a luce spenta
il continuo spiluccare tra il pranzo e la cena e il digiuno a pranzo e a cena
le modelle filiformi e androgine
le riviste e la posta del cuore
Cenerentola, Pretty Woman e Bridjet Jones
le lettere
la magia del corteggiamento.

Cose da maschi:
i saggi e i libri di storia
i film di fantascienza e quelli "con gli spari"
il tagliaunghie
la schiuma da barba
le proteine
la birra
i superalcolici
la squadra del cuore
le materie scientifiche e le facoltà tecniche
gli sport di squadra
La musica e il rumore
il durante (senza coccole)
a luce spenta, dormire
il pranzo e la cena e niente in mezzo
le donnine formose con le tette grandi
i quotidiani e l'inserto sportivo
Rocky, Goldrake e David Beckam
i numeri
la gloria della conquista.

Gli opposti si attraggono. Dicono.