mercoledì 20 luglio 2011

Sarà perché ti amo

Nella vita di ogni ragazza esiste una storia d'amore che in realtà era tutt'altro.
Non che tutte abbiano alle spalle, o peggio davanti, una storia di questo tipo vissuta personalmente, ma sicuramente ognuna di noi l'ha perlomeno vissuta indirettamente nei racconti dell'amica del cuore/collega d'ufficio/sorella/vicina di ombrellone/compagna di merende.
M è tuttavia un caso eccezionale dal momento che può contare su ben due storie del suddetto genere.
Sono quegli "amori" in cui una delle due parti (nel caso di M, lui),
a) pretende un amore e una devozione assoluti, senza per questo mostrare riconoscenza alcuna nè dare nulla in cambio;
b) stabilisce una serie infinita e sconosciuta di regole personali, difficilissime da rispettare perchè illogiche, che non hanno fondamento universale, ma che nella storia tra i due devono essere seguite alla lettera pena il castigo fisico e/o psicologico.
Sono quegli "amori" in cui la parte che subisce (nel caso di M, M), sta sempre con due piedi in una scarpa, non sa come comportarsi, ignora che piega possano prendere gli eventi e si aspetta perennemente che la situazione precipiti in maniera irreparabile e che un attimo di tranquillità apparente nasconda invisibili trappole e si trasformi improvvisamente in inferno.
Sono quegli "amori" che nel migliore dei casi finiscono per affrancamento della vittima o per volontà del carnefice, e nel peggiore dei casi in tragedie che si leggono sui giornali.
Alcune volte i due "amanti" sono coetanei, altre ci può essere tra loro una grande differenza di età.

Il primo "amore" di questo tipo che è capitato a M è ormai lontano nel tempo e si concluse con l'affrancamento della vittima dopo un anno di atroci e inspiegabili ingiustizie. Lui era più grande di lei di sette anni.
Il secondo "amore" di questo tipo che è capitato a M è tutt'ora in corso, M non sa come comportarsi, non riesce a gestire la cosa in maniera coerente ed è impossibilitata a mollare. Lui ha 33 anni meno di lei.

Oggi il nano ha messo a durissima prova M, lei è a pezzi e spera di non finire mai sui giornali (come vittima ovviamente).

martedì 19 luglio 2011

Tutto torna

E poi una sera ti ritrovi a spiarli mentre giocano con i lego, dopo cena, senza tele perché ieri sono stati troppo capricciosi. E li ascolti, li guardi, quelle due miniature di uomini, che diventeranno medici o falegnami, architetti o scrittori, tutto o niente, che distruggeranno il mondo o ne saranno distrutti, che stanno lì sul divano davanti a una montagna rovesciata di pezzetti di costruzioni colorati e parlano ognuno per conto suo, sputando anche un po', di cose senza senso.
Poi a un tratto vedi che il nano comincia a costruire un'astronavina.
"La faccio per te" dice al mezzonano
"Pemmè??" risponde il fratello incredulo pensando che probabilmente non ha sentito bene e che quindi è meglio appurare.
"Si per te"
"Io la vojo gandissima" azzarda il mezzonano, pensando di approfittare di questo più unico che raro momento di generosità.
"Ok te la faccio grandissima"
"Mamma ma 'o'enso me 'a fa popo pemmè... gandissima" mi dichiara avvicinandosi, forse per avere testimoni in questo momento speciale.
"Si ho sentito"
"Ecco tieni questa è grandissima" afferma il nano specializzato in lego-astronavi allungandone al fratello un buon esemplare.
"Gasse è popo be'issima".

E lì, mezza nascosta nella penombra pensi che vale sempre la pena, anche se ti toccherà raccogliere pezzetti di lego per ore, anche se non più tardi di ieri sera ti sei dovuta trasformare in strega cattiva, anche se non ti stanno mai a sentire, che pensi che siano sordi e li porti anche dall'otorino per sicurezza, e anche lui ti conferma che sono solo paraculi.

Vale sempre la pena, perché tutto torna.

Ps. Oggi pomeriggio il cugino serio al termine di una giornata passata a fare il mammo del suo nano, chiedeva "se qualcuno conosce Vespa gli potete dire di preparare la progettazione del plastico del LdG?"
Un po' cinico, ma rende...

lunedì 18 luglio 2011

Bella la vita

Ed eccomi qui alla fine del mio primo giorno di "vacanza".
Sì perché parliamoci chiaro a definire "vacanza" questa ci vuole fantasia.
Sveglia alle otto con il primo "mammmmmaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa" della giornata urlato a duemila dalla stanza dei nani, che nemmeno ho decifrato bene chi dei due fosse, ma che comunque due porte chiuse non sono servite a attutirne l'insistenza e il volume.
Richiesta repentina di due biberon carichi di latte e nesquik perché il nano nei nostri 12 giorni di latitanza, che adesso mi sembrano il paradiso, è regredito al biberon, proprio lui che a 10 mesi passò direttamente dalla tetta alla cannuccia snobbando la bottiglietta di plastica, come alla nascita aveva snobbato il ciuccio.
Preparazione per la spiaggia, lavaggio denti, cacche e bidet per entrambi, crema solare, vestizione, riempimento borsa e via. Al mare bagni coatti inutilmente lunghi visto che la reazione del nano, che si esca dopo un minuto o dopo tre ore, è sempre di pianto isterico che il bagno è stato troppo corto, nonostante abbia due spontex al posto delle mani.
Discussioni infinite per salire a ora di pranzo.
Discussioni per mangiare qualsiasi cosa.
Spesa con il nano, alle due e mezza dopo aver messo il mezzonano "impatto zero" a dormire, che nel lettino ci sarei voluta stare io, ciuccio compreso.
Al rientro ritorno in spiaggia e ripetizione dello schema della mattina, crisi comprese.
Rientro a casa ore 20 con il recalcitrante nano che non avrebbe voluto tornare mai più.
Docce e vestizioni.
Una specie di cena, che se ci vedevano i nonni di R mi avrebbero levato i bambini e il saluto.
Giochi sfrenati, televisione e crisi isteriche di entrambi per andare a dormire.
Trasformazione di M in strega cattiva, e urla con la voce dell'esorcista.
Fine della giornata, con mal di gola da sforzo.

Il prossimo idiota che passando in riva al mare mi dice "bella a vita eh?", gli cedo il posto per 24 ore.

venerdì 15 luglio 2011

Chi ben comincia

All'arrivo al mare, con la macchina carica come se non dovessimo tornare mai più, abbiamo trovato all'angolo della strada i nani che ci aspettavano trepidanti con il nonno.
"Dov'è il mio regalo?" chiedeva il nano che tutte le sere della settimana aveva chiesto a M di portargli la maschera e il boccaglio (entrambi severamente vietati dalla ventitreenne maestra di nuoto).
"E 'in valigia tesoro, ma mi saluti? Come stai?" 
"Posso guidare?"
"Certo vieni siediti in braccio e guida tu" rispondeva M, al volante, con l'intenzione di iniziare la lunga permanenza con i nani nel migliore dei modi.
"Dove sono i notti 'ega'i? Dèto?"
"Si amore, sono dietro nella valigia"
"'I pendamo?"
"Si, mettiti seduto con babbo che dopo apriamo la valigia e li prendiamo"

Dopo qualche minuto

"Ecco i regali!"
"Ma che cos'è?"
"Amore è la maschera con il boccaglio, come avevi insistentemente chiesto tu"
"Nooooooooooo io non li volevo io voglio solo i robot"
"Ma come me l'hai chiesti tu, la maschera e il boccaglio!"
"No io volevo un gioco per giocare ORA" ribadiva lui in preda a una crisi isterica

"Fai finta di niente non lo assecondare come se non esistesse... shhh... iniziamo bene la vacanza... ommmm" ripeteva M tra sé e sé.

"Mamma pecchè 'oenso panze?"
"Perché non gli è piaciuto il regalo che gli abbiamo portato"
"Ma 'ui vo'eva 'a macche'a"
"Si lo so ma adesso non la vuole più"
"E pecchè?"
"A saperlo amore..tu lo vuoi il tuo regalo?"
"Sì"
"Ecco tieni"
"Ma è be'issima gasse" affermava il mezzonano che non chiede mai niente, ma che ci ammazzerà una notte nel buio, estasiato davanti all'ennesima macchinina identica a mille altre che gli abbiamo portato senza sforzi di fantasia.
"Bene sono contenta che ti piaccia"
"Sì mo'to mo'to mi paze"

L'inizio non è stato dei migliori, per calmare il nano ci sono volute promesse di robot e panini di philadelphia,  rigorosamente senza bordi. Non possiamo che migliorare.

giovedì 14 luglio 2011

Un altro mondo

Sarà per il buio che non è mai buio buio, ma lascia sempre illuminato lo spazio intorno
sarà per il cielo così grande e così vicino
sarà per le sedie legate l'una all'altra in fila indiana
dure e scomode
sarà per il sonoro che non è mai dolby, mai pulito,
ma mantiene quel fruscio tipico in sottofondo
sarà perchè ci si va d'estate anche per prendere un po' di fresco
perchè mi ricorda quello del mare negli anni 80 che ci si andava tutti insieme a piedi
passando attraverso una porticina nascosta e una scorciatoia segreta
e si poteva fumare
e ci si metteva nelle ultime file a pomiciare
e si usciva estasiati dal film e dal pomicio
completamente persi nell'amore sceneggiato e in quello reale.
Sarà perché spesso ci sono persone affacciate alle finestre e ai balconi che non pagano il biglietto
e perché il biglietto costa meno dei pop corn delle multisale.
Sarà che sono spazi, che d'inverno non esistono, vivono un paio di mesi l'anno
e sono sempre un po' improvvisati, caserecci, che ti sembra di stare in "un altro mondo",
fermo nel tempo.

Non lo so che sarà, ma a me il cinema all'aperto mi piace sempre da morire.

Ieri sera M e H sono andati al cinema all'aperto. Si sono sentiti, ed erano, i più giovani tra i presenti, non hanno pomiciato ne' fumato nelle ultime file e non sono usciti estasiati dal film, che comunque proiettato all'aperto ha avuto una sua (seppur minima) dignità che al chiuso non avrebbe potuto avere.

mercoledì 13 luglio 2011

Buon compleanno Princess

Alta  e magra ("longilinea" preferisce lei) da sempre e per sempre, nonostante tutto quello che riesce a mangiare, che io al posto suo rotolerei gia' da anni senza sosta ne' forma.
Chiara nei capelli e negli occhi.
Mamma di due maschi a cavallo dei miei, che un po' le somigliano e un po' no.
Moglie del ragazzo che ama da sempre, da quando a 16 anni puntando il dito verso una partita di calcetto sulla spiaggia disse "mi piace quello lì".
Sorella, cugina, amica, compagna di corse d'inverno e d'estate, acerrima nemica in litigate, fonte e oggetto di travolgenti sentimenti a volte anche contrastanti tra loro.
Mai rivale in amore per i nostri gusti diametralmente opposti.
La parte bella delle due, anche con gli occhiali.
Fredda a volte e rigida nelle sue posizioni e nei suoi giudizi, ma ammorbidita nello spirito e nel corpo dalle due pance.
Seduta dietro in motorino, stesa accanto al mare, abbracciata mille volte, amata e odiata e amata.
Mai persa, sempre ritrovata.
Il suo cesto dei regali di Natale accanto al mio, sotto l'albero dei nonni.
In piedi sull'altare in abito bianco, pettinata come Cenerentola, e io dietro, a tutti i costi, a testimoniare il suo decennale amore.
Seduta testimone vicino a me, quando la sposa ero io.

Oggi e' il tuo compleanno, tanti auguri principessa!

martedì 12 luglio 2011

Quel clic

Nella notte dei tempi, prima di incontrare H, prima di pensare anche soltanto di poter diventare madre, prima di tutto, M ha avuto, come tutte le ragazze del mondo, un fidanzato storico.
Il fidanzato storico di M per lei era proprio il principe azzurro, era biondo, aveva grandi occhi celesti, le scriveva bigliettini d'amore, la chiamava con ridicoli nomignoli e le faceva delle fantastiche sorprese.
La portava a Firenze bendata senza dirle niente prima, le organizzava cenette a lume di candela ed era sempre pronto a partire per romantiche fughe.
M era innamoratissima, si sentiva la ragazza più fortunata del mondo, gli dedicava intere discografie del suo cantante preferito, lo seguiva ovunque e non poteva stare nemmeno un giorno senza perdersi nei suoi occhi.
M accanto a lui cresceva, diventava adulta, studiava, si laureava, vinceva borse di studio all'estero e affrontava la vita con la spavalderia e la sicurezza degli innamorati.
Un giorno, dopo sei anni di fughe romantiche, candele, bigliettini d'amore e occhi negli occhi, lui improvvisamente la lasciò in una triste sera di novembre in macchina davanti al portone di m&p.
Lei impazzì di dolore nello scoprire che lui mentre le diceva "ti amo" in tutte le lingue del mondo, si vedeva con un'altra ragazza gia' da un po' e ne mori', a 50 chili scarsi, soffrendo di quel dolore acuto, insopportabile, disperato e profondo che si può provare a 25 anni dopo la fine di un grande amore.

Anni dopo M e il fidanzato storico si incontrarono casualmente, lui iniziò una discreta, ma serrata corte e lei un giorno che ricordera' per sempre, guardando quegli occhi che aveva tanto amato, senti' un clic.
Era il rumore della sua testa che realizzava che non provava più niente per quel tizio. Che non gli interessava quello che raccontava. Che non ne amava la voce e non ne trovava sexy i movimenti. Era il rumore di una porta che si chiudeva, dello scatto di una foto che ferma un attimo che non tornera' piu'. Clic.

Oggi M e quel tizio sono in amichevoli rapporti, si sentono per telefono e qualche volta si incontrano per un saluto. E ogni volta che succede, M non può fare a meno di pensare al momento in cui senti' forte e chiaro quel clic.

Ps. L'altra sera al NS M ha visto un film molto bello. C'e' una scena in cui la protagonista, seduta su una panchina con il suo fidanzato storico che torna dopo averla tradita, sente quello stesso clic. Liberatorio e rasserenante.